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AUGUSTO BOAL e il Teatro dell’oppresso

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augusto-boalAugusto Boal, nato nel 1931 in Brasile, dove è morto nel 2009, dopo essere diventato direttore del teatro Arena aveva approfondito ciò che l’educatore Paulo Friere aveva elaborato a proposito delle possibilità che ha la parola di aiutare l’uomo a liberarsi dalle oppressioni.

Nel 1971, dopo aver subito un arresto ed essere stato torturato durante la dittatura, a causa delle sue idee politiche che si traducevano nelle opere teatrali, era espatriato in Argentina e poi in Perù. Lì si era occupato di alfabetizzazione, mettendo a punto il Teatro dell’Oppresso, spiegato nel 1974 nel suo primo libro sull’argomento. Nel 76 era arrivato in Portogallo e poi a Parigi dove aveva fondato il Centro Teatrale dell’Oppresso. Nel 1986, terminata la dittatura in Brasile, Boal era stato invitato a tornare e a fondare lì il suo teatro. Nel 1992, era stato spinto a candidarsi in politica per far conoscere il suo lavoro e quindi eletto consigliere comunale. Nel 1995 a Rio c’erano 50 gruppi del TDO ma quello stesso anno la carica non era stata riconfermata ed i finanziamenti erano cessati.

Il Teatro dell’Oppresso, che mette in scena problemi sociali con attori professionisti, prevede l’intervento del pubblico nella soluzione finale. Sperimentando con l’improvvisazione una conclusione positiva di un dramma, lo spettatore diventato momentaneamente attore, avvia dentro di sé ciò che lo potrà portare a realizzare nella sua vita quanto ha fatto sul palco.

Infatti, per liberarsi da comportamenti dannosi per sé e per gli altri, è necessario trovare autonomamente la forza e l’idea. Gli altri possono solo offrire lo stimolo. Questo è la messa in scena del teatro di Boal che si realizza nelle piazze, nelle comunità, nei luoghi dove è diffuso un tipo di problematica. Si chiama teatro forum.

Ad esempio, in un villaggio dove si sa che i genitori non mandano i figli a scuola, si rappresenta in piazza quella situazione fino a che qualcuno degli spettatori, disturbato dal vedere la sottolineatura di ciò che lui stesso fa, interviene interpretando una soluzione diversa. C’è in questa fase anche l’aiuto di un operatore e del resto del pubblico, una partecipazione per la messa a punto di una soluzione soddisfacente. Le persone che non riescono a riconoscere in sé realmente e dunque nemmeno a correggere un comportamento dannoso, arrivano meglio a vederlo se commesso da altri. Poter vivere nella finzione il raddrizzamento dell’errore ne aiuta il riconoscimento e per questo può portare alla sua modifica reale.

Una forma con funzioni analoghe è il teatro invisibile. In questo caso nessuno degli spettatori è al corrente della finzione, ma interverrà ugualmente. La scena va rappresentata mescolandosi alla gente, come può succedere in una metropolitana, su un tema adatto al luogo, come le aggressioni, le molestie sessuali o il razzismo. Gli inconsapevoli spettatori sono così portati a rendersi conto dei loro comportamenti scorretti e ad interpretare un miglioramento.

Il TDO nasce come teatro politico ma, in realtà, si traduce in teatro umano. Capire l’animo umano è indispensabile per migliorarne il comportamento e ridurre la violenza verso di sé e verso gli altri.