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Il Giardino Heller di Gardone Riviera (BS)

by in Arte e cultura, Italia inconsueta

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André Heller è un artista della parola, della musica, del teatro e delle arti figurative, ma anche dei giardini perché nel suo, aperto al pubblico da Marzo ad Ottobre, ha profuso una generosità che ad ogni passo ha lasciato qualcosa di nuovo, che trascina i visitatori nei sentieri come una corrente. Nel 1988 ha preso posto a Gardone Riviera nella villa e nel giardino che erano stati fin dal 1912 di Arthur Hruska, suo conterraneo austriaco. E’ un ettaro di terreno in leggera pendenza dove scorre l’acqua che alimenta sette specchi e rinfresca l’aria, già gradevole per i tanti alberi dalle ali sempre aperte su qualche parte dello spazio bisognoso di requie dal sole estivo. Ci sono piante antichissime come la felce arborea, la cicadina, l’araucaria, l’euforbia e il ginkgo, scampate al cataclisma del cretaceo che ha sterminato persino i dinosauri, ma a cui loro sono sopravvissute e che qui sono rappresentate da giovani discendenti. Ci sono piante da tutti i continenti, comprese diverse specie di bambù, di cui ancora non si conosce la ragione della misteriosa fioritura.

 

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Sculture e installazioni di artisti locali e internazionali, a momenti sono appena visibili fra gli steli, le foglie, le corolle. Fra gli alti fusti dei bambù, due figure in bronzo lanciano dalla bocca getti d’acqua che a giudicare dalle loro facce potrebbero essere insulti, ma hanno l’effetto di scherzi. Sono di André Heller, il padrone di casa. Si fa notare l’opera di Rudolph Hirt che sbuca da un’impenetrabile vegetazione, l’enorme drago serpente, dio delle acque babilonesi. La casetta dei giochi, di Edgar Tezak, sospesa sopra i ciuffi d’erbe tropicali che circondano il cipresso calvo, sintonizza chi la guarda sulle avventure esotiche di fantasia. E poi ci sono i minuscoli tuffatori di Mariano Fuga in cima alle colonne e alle rocce, le figurine di Roberto Ciroli che cercano uscire dal soffione di rete, la tavola apparecchiata di piante e acqua di Sandro Bolpagni.

 

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Le sculture degli autori più celebri tengono un po’ le distanze e altre si confondono fra le forme vegetali, dove il fiore creativo della natura offre il suo nettare all’ape umana, venuta a cercarlo fin qui.