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Isola ferdinandea

by in Italia inconsueta
immagine da tonycospan21.wordpress.com

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Era la fine di Giugno del 1831, quando nel sud-ovest della Sicilia, un gran terremoto si era fatto sentire. I pescatori del canale marino tra Sciacca e Pantelleria, nei giorni che erano seguiti avevano visto l’acqua ribollire ed alzare vapori in un punto intorno al quale galleggiavano pesci morti. Le navi e le barche che si trovavano da quelle parti, aspettavano quello che ci si poteva immaginare da fondali che avevano fatto emergere l’Etna, Stromboli, Vulcano. Nei primi giorni di Luglio, si erano proiettati in aria tanto fumo, lapilli e cenere, che il 7 avevano già formato uno spazio solido fra le onde. Infine, nella notte fra il 10 e l’11, con un gran boato, una colonna d’acqua e di fuoco alta mezzo chilometro aveva portato, da chissà quali profondità, tanta roccia da formare un’isola alta 60 metri e con la circonferenza di quattro chilometri, che aveva nel mezzo un laghetto di acque bollenti ed acide. Le eruzioni erano durate pochi giorni e ben presto erano finite. L’isola sembrava non poter fare di più.

Il professor Karl Hoffman, dell’Università di Berlino, si trovava in quei giorni in Sicilia ed era presto accorso per documentare e studiare l’evento. La notizia si era diffusa velocemente fra gli studiosi e, immancabilmente, fra i militari di stati stranieri che navigavano nei paraggi. Già si immaginavano la possibilità di possedere un futuro approdo strategico per le loro navi. Così, il 24 Agosto i britannici l’avevano battezzata “isola di Graham”, sperando di mettere le basi per qualche diritto su di lei. I francesi, che erano arrivati portando un geologo per dei rilevamenti, alla fine di Settembre le avevano dato il nome di Julia, ispirato dal mese in cui era nata. Allora il re Ferdinando di Borbone, in Ottobre aveva voluto che si chiamasse di “isola Ferdinandea”, perché era sorta in acque siciliane ed il naturale legittimo proprietario era lui. Cominciavano le rivalità fra i diversi governi che rivendicavano la precedenza nella scoperta. L’isola, però, che fin dalle guerre puniche aveva dato segni di vita e nel diciassettesimo secolo aveva fatto capolino, era di materiale troppo fragile per resistere alla forza delle onde. Erano bastate le loro prime sfuriate invernali per sgretolarla. All’inizio di Dicembre, era già scomparsa.

Delusi, ma anche sollevati, i militari l’avevano aggiunta alle carte nautiche come “banco di Graham”, che poteva rappresentare un pericolo, perché arrivava a pochi metri sotto il pelo dell’acqua e dunque richiedeva attenzione.

L’isola nel 1846 e poi nel ’63 si era affacciata di nuovo, ma da allora nessuno l’ha più vista, tranne l’aviazione statunitense che, individuata dall’alto la sagoma, l’aveva presa per un sottomarino libico e le aveva lanciato addosso un missile.