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L’albero più solo del mondo

by in Piante, giardini, parchi

Abete di Sitka dell’isola Campbell – foto da Atlasoscura

 

All’altro capo del mondo, nell’oceano più lontano, tra la Nuova Zelanda e l’Antartide ci sono isole dove il cielo è quasi sempre grigio e freddo, dove le piogge e il vento danno tregua per pochi giorni all’anno. Ecco perché nessun albero si installa qui spontaneamente e sono stati muschi e licheni, erbe ed arbusti le uniche presenze vegetali fino a un secolo fa quando l’allora governatore della Nuova Zelanda aveva fatto mettere a dimora un centinaio di abeti rossi di Sitka, originari della costa occidentale nordamericana, pare con l’intenzione di produrre legname. Ma il clima inclemente li aveva presto fatti morire tutti tranne uno. L’albero era ancora molto giovane quando qualcuno degli uomini che avevano abitato la stazione meteorologica adesso automatizzata, in un dicembre di nostalgia gli aveva tagliato la punta per farne un albero di Natale. Così, invece che nella forma conica tipica della sua specie, l’abete è cresciuto espandendosi a globo come un faggio, vigoroso e bello ma unico anche nella forma. E’ nelle isole Aukland a circa trecento chilometri di distanza che si trovano altri alberi, però di specie diverse.

 

rametto con pigna dell’abete di Sitka – Abies sitchensis – foto da wikipedia

 

Forse nessuno si sarebbe mai accorto di lui, se gli scienziati non avessero trovato nel suo legno la prova dell’inizio della nuova era in cui stiamo vivendo: l’Antropocene, quella in cui è l’uomo a modificare maggiormente l’andamento del pianeta. Le tracce dei cambiamenti epocali vanno cercate negli organismi più remoti della terra e sono chiamate “golden spikes” (chiodi d’oro), perché sono come infisse nel tempo in cui certi avvenimenti hanno influito sul mondo intero. Si trovano nei ghiacci perenni, nelle rocce, negli anelli degli alberi dove si imprimono indelebilmente i fatti rilevanti di ogni anno nella loro vita, visibili senza abbatterli né danneggiarli, facendo un sottile carotaggio nel fusto e chiudendo poi la ferita. Nel lungo, esile cilindro estratto dall’abete sono state letti i segni degli esperimenti nucleari, avvenuti a enormi distanze da lì

Dopo che l’uomo ha messo piede la prima volta nel 1810 sull’isola Campbell, l’ha sfruttata per la caccia alle foche e alle balene, oltre a farle subire danni con l’introduzione di bovini e di ratti. Dopo la loro eliminazione ha ritrovato in buona parte il suo equilibrio, è diventata patrimonio dell’UNESCO e vi si può sbarcare solo con permessi speciali. L’unico essere vivente di origini straniere rimasto sull’isola deserta è l’albero più solo del mondo, ma che è entrato nella storia.

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