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PIANTE DA BUCATO

by in Piante

saponaria 3

 

 

Fino a cinquant’anni fa d’estate, come ogni mattina dell’anno, per cucinare e scaldare l’acqua occorreva accendere il camino o la stufa di ghisa. Che fosse per il bagno settimanale o per il bucato ogni quindici giorni, il pentolone veniva riempito e messo sul grande ripiano riscaldato dalla legna di faggio o di quercia, di preferenza. La cenere che si raccoglieva nel cassetto più basso era setacciata per farne lisciva o era aggiunta al letame e al compost, per rendere poi alla terra i suoi minerali.

Le lenzuola dovevano essere messe in ammollo nel mastello. Si gettava la cenere setacciata nell’acqua bollente e si mescolava, per sciogliere la potassa. Si filtrava con un telo e si versava bollente, col mestolo, sulle lenzuola, fino a che erano tutte ben inzuppate.

Dopo qualche ora, si apriva il buco sul fondo (ecco perché si chiama bucato!) per raccogliere l’acqua raffreddata, scaldarla di nuovo e rovesciarla sui panni due o tre altre volte. Poi venivano lavati con una spazzola di saggina sull’asse di legno e si andava al lavatoio del paese per sciacquarli nell’acqua gelida di fonte. D’estate si stendevano sull’erba per farli sbiancare dal sole. Adesso, per non inquinare, anche in lavatrice si può usare nuovamente la lisciva, che si compera in polvere ed è ottenuta dal salgemma.

Chi vuole fare le pulizie senza usare prodotti che sporcano la natura, può invece coltivare piante saponifere.

L’albero di Sapindus Mukorossi, che viene dall’India e protegge le sue noci dai parassiti con la saponina, a 9  anni già dà i primi frutti, se nei dintorni cresce un suo simile con cui abbia potuto fare uno scambio di polline. Allora basta prenderne  alcuni gusci da mettere nella lavatrice perché l’acqua ne sciolga il necessario al lavaggio. Per la pelle o i capelli se ne può fare un decotto e, dato che il sapone fa orrore ai parassiti, anche per liberare le piante dell’orto o del giardino, si può fare loro una doccia con lo stesso prodotto. Durante 90 anni c’è di quanto lavare le persone e gli animali, utilizzando i frutti di quell’albero che, con il lavoro quotidiano delle sue foglie, ripulisce l’aria dai gas e dalle polveri. Le sue noci sono comunque in vendita anche su internet.

Si possono fare belle aiuole con la saponaria dai fiori rosa per bollirne le foglie, in caso di necessità, e ricavarne altro sapone. Se necessario, dalla cenere di felci del bosco si può ottenere una lisciva ottima, come fanno in Irlanda. Il re del giardino è, però, l’ippocastano, con i rami  che sembrano zampilli d’acqua, nel loro alzarsi e poi ricadere in una bella curva.  D’estate, la sua magnifica cupola di foglie fa ombra sufficiente a ristorarsi anche nei giorni più caldi, mentre i bei fiori si trasformavano in frutti da cui si può ricavare ancora sapone. Sono tradizionalmente usate anche per curare la tosse dei cavalli ed un tempo, quando si viaggiava a cavallo e in carrozza, gli ippocastani erano piantati presso le stazioni di posta, in modo da essere a portata di mano per quest’uso (ippo=cavallo).

Per profumare la biancheria e tener lontane le tarme, la lavanda è l’ideale. Questa è comunque una sola delle sue straordinarie virtù, che la rendono preziosa per curare le malattie della pelle e degli organi interni.