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Giardino di Villa Pisani a Stra (VE)

by in Italia inconsueta, Piante, giardini, parchi

kaffeehaus nel giardino di villa Pisani

 

La villa Pisani è come una grande e bella faccia, sulla testa che è il parco dietro di sé, dagli ampi spazi e le ingegnose trovate. Come il solco che separa gli emisferi del cervello, la lunga vasca d’acqua divide il terreno. Lascia da un lato le piante in libertà fino in fondo, dove una collinetta circondata da altissimi, grossi platani è seminascosta da sempreverdi tassi e bossi. Era stata costruita per proteggere la profonda ghiacciaia, così che l’ingresso rivolto a Nord impedisse all’aria calda di entrare in estate, quando lo si apriva. In inverno si prendeva il ghiaccio in lastre dalla grande vasca e lo si metteva in quel rifugio fra strati di paglia, perché si conservasse fino alla stagione in cui sarebbe servito per mantenere freschi i cibi, fare granite e gelati. La vegetazione libera di questa parte del giardino fa pensare alla vita istintiva e spontanea, la cui memoria si mantiene nella ghiacciaia in fondo.

 

Il labirinto della villa Pisani con la torretta nel mezzo

 

Nell’altra metà del parco, un chioschetto è in cima ad un’altra collina artificiale, che ricopre e nasconde una stanza dove la temperatura rimane bassa, sotto tanta terra. La sua aria viene risucchiata nel settecentesco salottino da caffè attraverso una grata nel pavimento che in estate ne mitiga il calore, insieme all’ombra dei grandi cipressi calvi tutt’intorno. Spuntano dall’anello d’acqua, pallida traccia delle paludi americane in cui la loro specie fa respirare le radici sommerse, attraverso i pinnacoli alti e stretti che ne spuntano fuori. A primavera i grandi alberi si rivestono di foglioline morbide e leggere come piume, che d’autunno si fanno fulve prima di cadere. Questo luogo così accuratamente studiato, evoca il pensiero e le parole che lo esprimono. I tranelli della mente umana si sperimentano per gioco nel labirinto di bosso dalle pareti alte, dove ci si spaventa quando non si riesce a raggiungere la torretta che sta nel centro, illusoriamente vicina, o l’uscita che si può cercare a lungo senza successo. Le altre costruzioni, i pergolati, i viali, le serre fanno pensare a ciò che cresce e si coltiva nell’affascinante scrigno della testa.

Si può visitare il parco anche solamente perché è bello, ma se si fa attenzione a come la conoscenza della natura abbia aiutato a rendere più confortevole e stuzzicante il soggiorno di chi un tempo abitava la villa, il gusto è ben più intenso. Cresce ancora quando si scopre che è possibile utilizzare gli stessi principi, adattandoli per le costruzioni contemporanee. Non è un sogno.

Tratto dal mio libro Alberi monumentali d’Italia

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