I miei articoli

Murales nei comuni italiani

by 7 Gennaio 2026

Gli estimatori dei murales contemporanei potranno apprezzare la segnalazione di quelli sparsi qua e là nei comuni italiani, così da rendere più interessanti molti viaggi.

A VARALLO (VC) un gigantesco falco di Refreshink (Giovanni Magnoli) , occupa le pareti d’angolo alte e strette di un edificio lungo la strada che dalla superstrada diretta ad Alagna porta in città. Sotto il Sacro Monte sulle due facciate cieche di condomini, i murales di Seacreative con due personaggi: il Marcantonio e la Cecca, regina del carnevale di Varallo

, mentre sulla parte superiore di facciate nel centro storico ci sono riproduzioni di quadri celebri dipinti da Andrea Mattoni (Ravo).

A ORFENGO (VC), frazione di Casalino, poco prima di raggiungere Vercelli da nord, in una piazzetta lungo la strada ci sono due silos dipinti in finto mosaico da Refreshink con i ritratti del patrono San Donato e quello di Carlo Alberto, che aveva sostato lì dopo la battaglia di Novara.

A venti chilometri da Vercelli, a RIVE ci sono vari murales di cui forse il più bello, di Rosmunda, è quello che rappresenta un albero su cui danzano del gatti sotto lo sguardo benevolo della luna. Bello è anche quello con la garzetta artificiale cavalcata da un ragazzo, dipinto da Alessandra Carloni. Degli aironi in risaia di Giuseppe Gusinu si trovano lungo un muro perimetrale di una proprietà. La vita nelle risaie della zona è infatti il tema trattato ogni anno a settembre durante il festival del muralismo.

A SETTIMO TORINESE (TO) nelle vicinanze del Museo della Chimica, un pettirosso è rappresentato in pixel, così da apparire integro solo da lontano

A SOMMA LOMBARDO (VA) Refreshink ha dipinto su una facciata di corso Sempione 22 una scena con animali selvatici in natura, mentre in corso Mazzini 52, ha realizzato Le tre grazie. Su una parete d’angolo di corso Sempione 33, Ravo (Andrea Mattoni) ha dipinto un angelo. In via Mazzini 13 c’è invece La Carità.

In Veneto a VALLA DI RIESE PIO X (TV) si trovano vari murales, che ogni estate durante il festival The Walla diventano sempre più numerosi. Anche qui ci sono riferimenti alla passata vita rurale, come la mandria rappresentata da Pixel Pancho e di nuovo delle garzette cavalcate da ragazzi di Alessandra Carloni.

Primi piani magnifici di animali selvatici di Simone Fantini si ammirano lungo due muri bassi che delimitano un parcheggio vicino al giardino pubblico di CODROIPO (UD)

A FAGAGNA (UD) ci sono le cicogne e un ibis sulle pareti lunghe e strette di una cabina dell’Enel, proprio vicino al parco che ospita tutto l’anno i grandi uccelli.

A SARMEDE (UD) l’artista ceco Stepan Zavrel ha vissuto qui dipingendo ad acquerello, poi con murales. Ha fondato una scuola di pittura e promosso la Mostra Internazionale dell’illustrazione per l’Infanzia, che ha prodotto negli anni molte opere visibili per le strade del paese

 

Marcellina (RM) opera di Luis Gomez

 

Per TORINO, MILANO e altrove c’è un articolo dedicato

A VASCON (TV) una cabina Enel promossa dal gruppo 86 celebra il teatro

Il valore dell’acqua è celebrato su una facciata di MONTORIO (VR)

A GORIZIA nell’area della stazione sono dipinti uccelli/uomini

Anche DOZZA (BO) ha molti murales di vari stili.

A FERRARA in via Darsena (ex Camilli) l’artista Alessio Bolognesi ha rappresentato un uomo con una testa ad orologio, in memoria della strage di Bologna del 2 Agosto 1980

Molto suggestivi e diversi da tutti gli altri sono quelli di SAN GIOVANNI IN PERSICETO (BO)

A BARBERINO DI MUGELLO (FI), dietro il teatro Corsini c’è una fantasia di draghi e cavalieri

A CAMPI BISENZIO in località Il Rosi una cabina Enel è dipinta in bianco e nero da Alleg, con un personaggio fatto di elementi diversi.

A BAGNO A RIPOLI (FI) in località Mondeggi, presso la fattoria, Alleg ha dipinto i muri di un deposito con vegetali e della terra su cui crescono

A SCANDICCI il Gucci Art Lab è variamente decorato

A SCANDICCI in piazza del mercato un piccolo edificio è stato dipinto da Millo

A FIRENZE, oltre alle opere citate nell’articolo dedicato, nel quartiere Isolotto, nei pressi della biblioteca si trovano vari murales. Uno sul muro più stretto di un condominio rappresenta il rapporto tra un albero e una donna. Poco più avanti, sotto il livello stradale si trova una casetta bassa e lunga con gli occhi e visi maschili e femminili

AD ASCOLI nel quartiere Solestà c’è un murale di Millo che rappresenta un ritorno a casa

AD ARCEVIA (AN) l’artista Federeico Zenobi ha rappresentato un angelo in caduta

A PORTO DI POTENZA PICENA (MC), lungo la spiaggia sono rappresentati a colori vivacissimi gli animali veri e inventati di Sdolz.

Ritroviamo Alessandra Carloni in un murale alla Montagnola di ROMA, con una tartaruga volante cavalcata da una ragazza. Sempre a Roma, nel quartiere san Basilio, sulle facciate di condomini ci sono rispettivamente un’anatra, un gatto, un orso, un pavone, che occupano l’intero spazio.

Un gatto fra piante e fiori si trova a CALCATA (VT) sulle pareti esterne del teatro, opera di Lucamaleonte, mentre Alessandra Carloni ha dipinto qui una ragazza in viaggio. Nel bosco ci sono invece le opere realizzate con materiali naturali in Opera Bosco.

A SANT’ANGELO (VT) sono celebrate molte fiabe sui muri delle case da parte di vari pittori

A MARCELLINA (Monti Lucretili) (RM) Luis Gomez ha dipinto in bianco e nero sul muro esterno di una torre, un ritratto di vecchia che ha lavorato nella cava per tutta la vita, molto suggestivo, mentre sui muri dei silos sono ritratti vari personaggi che hanno vissuto e lavorato in zona.

Il teatro è protagonista a LIVORNO, davanti al museo Fattori. In una via a poca distanza, il muro di cinta del parco è dipinto sulle pareti esterne con una quantità di uccelli.

A VERNANTE (CN) centosettanta murales degli artisti Carlet e Meo hanno riprodotto sui muri delle case illustrazioni di Attilio Mussino delle avventure di Pinocchio.

A COLLODI (LU) ci sono alcuni murales su Pinocchio, ma nel parco che gli è dedicato le sculture in bronzo di Consagra sono più suggestive

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Fantasie erotiche femminili

by 9 Dicembre 2025

sculture erotiche indiane sulle pareti esterne del tempio nel Madhya Pradesh – foto da Wilipedia di Leon Petrosian

 

Per tutta la vita e quindi anche dopo la menopausa il desiderio erotico può rimanere intatto, ma le possibilità di soddisfarlo diminuiscono notevolmente, per la scarsità di occasioni, per i pregiudizi sociali e famigliari e tante altre ragioni. La vagina perde la sua elasticità e diventa vulnerabile, tanto che una visita ginecologica può essere molto dolorosa. Se si hanno dopo anni dei rapporti sessuali occorre usare molta cautela e prevedere perdite di sangue dalle mucose vaginali da tempo non più frizionate. Nel frattempo, però, le naturali esigenze basilari in fatto di eros si possono soddisfare in parte autonomamente, creando situazioni eccitanti con l’immaginazione e dando loro sfogo manualmente. Se si è consapevoli e con un forte senso di responsabilità, indipendenti e portate a prendere iniziative, almeno in quei momenti ci si abbandona volentieri a fantasie in cui si ha un ruolo passivo, in cui uno o più uomini esperti e intraprendenti danno piacere spingendo la donna in situazioni molto audaci. Possono essere uno o due, ma spesso di più, per compensare la loro totale assenza nella realtà della vita quotidiana. Ci si immagina volentieri nella situazione in cui si era trovata la protagonista del romanzo erotico “Storia di O”, cominciando da quando il suo amante nel taxi con lei le sfila reggiseno, mutandine e sottoveste da sotto gli abiti, prima di lasciarla in una specie di albergo dove lei deve imparare ad essere a totale disposizione del piacere maschile. Dalle proprie fantasie molte donne escluderanno forse le frustate inflitte dagli uomini del romanzo a tutte le allieve, ma lasceranno probabilmente altre pratiche oltraggiose, anche se si sono sempre ribellate a ogni sopraffazione, abuso e umiliazione, nell’erotismo come in ogni altro momento della vita. Compiacersi nel fantasticare su pratiche respinte dalla ragione, che controbilanciano il proprio comportamento sinceramente virtuoso, è un modo istintivo per alleggerirlo e renderlo più tollerante e comprensivo.

 

Acquasantiera ad Atri

 

 

Questo non significa affatto che si desideri o si debba realizzare simili fantasie nella realtà. L’autrice del romanzo del 1954 di Pauline Réage, diventato di grande successo negli anni sessanta e settanta, è molto eccitante e mai volgare. Il film che vi si è ispirato è invece banale e incapace di rendere la tensione erotica di quella storia. Far cogliere in un libro come nella vita le sottili e raffinate dinamiche che provocano un intenso desiderio e poi la sua soddisfazione, senza mai scadere nel grossolano né nella violenza è oltremodo difficile. Ciò che piace a noi donne è sentire la forza virile, il legame creato dall’eros e l’affidarsi, il cedere, l’accogliere. Ma non trovando se non di rado chi sia in grado di farci godere appieno di questo, possiamo sentirci attratte da ciò che vi assomiglia, anche se solo vagamente. Dunque la sopraffazione, la costrizione, la sottomissione, l’umiliazione nelle fantasie, che non dovrebbero essere realizzate, ma solo usate come surrogato, per canalizzare correttamente le energie.

Il sesso potrebbe essere per l’umanità una straordinaria risorsa che aiuta ad affrontare meglio le difficoltà dell’esistenza, ma la sua incompresa complessità ha fatto convergere su di esso tutti i possibili fraintendimenti rendendolo troppo spesso veicolo del più bieco degrado e violenza. Gli uomini, che tendono a separare il sesso dal sentimento, risultano più “meccanici” rifuggendo l’impegno che comporta il coinvolgimento emotivo, ma in questo modo non solo si perdono buona parte del piacere dovuto al gioco della seduzione, ma scontentano le donne, innescando meccanismi che rovinano il rapporto.

Sperimentare nella realtà le proprie fantasie di potere attraverso il sado-masochismo può essere un necessario passaggio temporaneo ma pericoloso, nel quale è bene non lasciarsi trascinare, per l’assuefazione a cui può portare, con conseguenze molto spiacevoli e difficilmente reversibili. Attraverso l’unione tra gli opposti e complementari rappresentati da maschile e femminile, come artisticamente rappresentato nelle sculture dei famosi templi indù e jainisti, si può invece sperimentare la sintonia con le energie della vita, basate sul continuo dinamismo a cui si deve la trasformazione che ne è l’essenza.

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Il museo della forchetta a Milano

by 21 Novembre 2025

 

In un percorso del buonumore, elaborato per mantenere alto il morale anche quando tutto cospira per tenerlo raso terra, si dovrebbe mettere al primo posto il laboratorio di Giovanni Scafuro, nella zona sud di Milano ancora moderatamente affollata e trafficata, con palazzi che fa piacere guardare. Dopo un primo cortile in via Borgognone da Fossano 3, si passa ad un altro dove belle piante in vaso circondano l’ingresso del “Museo della forchetta”. Quella che sembra una gigantesca mano dalle dita sottili, che si può anche scambiare per le radici fuori terra di una pianta che non si lascia spaventare dal cemento, può mantenere diritte tre biciclette di visitatori ecologisti. Ma è anche un forchettone, patriarca della numerosa famiglia di posate che sono sfuggite al loro destino di grigio utilitarismo, grazie al napoletano che le ha riscattate dalla polvere e dalla dimenticanza. E fin dall’anticamera si vedono forchette, cucchiai e coltelli singoli o in gruppo che dimostrano quanto si possa fare con degli elementi che quasi sempre devono limitarsi servire il nutrimento del corpo, mentre loro contribuiscono ad alimentare la fantasia, indispensabile ad una vita di qualità. I rebbi delle forchette si prestano a simulare delle dita che esprimono le cose più varie e in molti casi si allungano fino a diventare rami di alberi e a questi rami si può appendere un’altalena e poi e poi… I cucchiai, dal carattere conciliante per natura, sono disponibili a farsi animaletti dai corpi compatti, i coltelli da tavola, quasi inoffensivi, formano banchi di pesci scintillanti o diventano le penne di un uccello in volo. A volte le forme differenti assemblate cooperano all’invenzione di creature misteriose e forme di vita aliena. Bisogna prendersi il tempo di guardare ciascuna delle opere che nello spazio relativamente limitato di uno studio d’artista fanno sorridere e decidere di trasformare tutto ciò che altrimenti finirebbe nella spazzatura.

 

 

Nella stanza più grande e luminosa, un lungo tavolo che nella maggior parte del tempo fa la parte del piano di lavoro, ogni tanto viene vestito con una tovaglia e diventa una tavola a cui siedono i partecipanti alle cene a tema. Varie e originali sono le attività che Giovanni organizza per chi vuole divertirsi creando e conoscere altri estimatori dell’inventiva. Dietro la barba, gli occhiali, il cappellino, c’è il suo sorriso che vi aspetta.

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I prodigi dei batteri fanno la sostenibilità

by 20 Novembre 2025

creature luminescenti degli abissi

 

La scienza ci offre continue sorprese, studiando il modo di vivere dei tanti esseri che popolano il nostro pianeta, tra cui i batteri, tanto piccoli da essere invisibili ad occhio nudo, indispensabili all’esistenza di ogni altra creatura, compresi noi umani. Prima di tutto sono in un certo senso immortali, perché cessano di vivere solo se li si uccide, ma mai per vecchiaia. Questo perché una volta diventati adulti ciascun individuo si divide in due giovanissimi, che a loro volta si sdoppiano in nuovi giovani entro breve. Non conoscono dunque la gioia dell’unirsi ma solo quella del dividersi. Sono presenti ovunque, perfettamente adattati alle condizioni più difficili, dal gelo più terribile alle temperature più torride, alla tossicità più spaventosa, in presenza di ossigeno quanto in sua assenza, nutrendosi delle sostanze più diverse e causando i più differenti effetti. Certuni sono nostri alleati e altri ci sono nemici, ma tutti sono indispensabili al funzionamento della vita, di cui la morte è solo una fase di trasformazione. Ciò per cui sono forse più conosciuti è la generazione di calore, che aumenta quanto più rapidamente si riproducono.

 

luce dei batteri

 

La loro più sorprendente attività è forse però l’emissione di luce che, come quella delle lucciole, tende al verde. Nelle grotte più buie come nei fondali marini più profondi, le creature che le abitano emettono luce grazie ai batteri che vivono nel loro corpo. Sfruttando questa qualità, in Francia, nella città di Rambouillet una nuova impresa innovatrice si dedica da anni allo studio delle possibilità di illuminare strade ed edifici grazie ai batteri luminescenti allevati in acqua a questo scopo. L’applicazione sperimentale di questo tipo di illuminazione è stata realizzata nella piazza davanti ad un centro sociale dal nome “la Lanterna”. La sorgente luminosa è fioca, ma basta a rendere visibili gli elementi della piazza.

 

Un’altra proprietà dei batteri è quella di poter entrare in dormienza quando le condizioni dell’ambiente sono sfavorevoli e di risvegliarsi quando cambiano. Questa qualità ha permesso di realizzare in Olanda un cemento capace di auto-ripararsi quando dalle crepe piccole e grandi che si formano col tempo, si infiltra l’acqua che corrode anche le barre d’acciaio e porta al crollo della struttura. Occorre mescolare al cemento dei batteri capaci di produrre calce, nutrendosi di calcio lattato inserito con essi in capsule di plastica biodegradabile. Solo in caso di crepe e conseguenti infiltrazioni, l’acqua le scioglie e i batteri risvegliati si nutrono, producendo come residuo digestivo la calce che riempie i vuoti riparando il danno. Per ora è stata realizzata solo una torretta attraverso la quale poter studiare la funzionalità del sistema, ma le prospettive del bio cemento sono buone.

Un articolo sulle proprietà riscaldanti dei batteri si trova qui      Un articolo sui batteri minatori si trova qui

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Potere della suggestione

by 2 Luglio 2025

Rinascita – opera di Francesco Lucarelli

In un progetto di educazione ambientale qual’è A Scuola dagli Alberi, oltre agli articoli su piante, giardini, animali, soluzioni naturali e musei della natura, ce ne sono molti dedicati a ciò che riguarda l’animo umano, anche attraverso libri, film, opere d’arte, luoghi, che a qualcuno potranno sembrare divagazioni non pertinenti. Invece lo sono in misura notevole, perché l’atteggiamento equilibrato verso l’ambiente, intendendolo come tutto ciò che è altro da noi, dipende molto dalla sensibilità, dal carattere, dalla capacità di comprendere le proprie reali necessità e quelle altrui, da quali sono le debolezze e quali i punti di forza. Questo perché anche chi si occupa di attività altruistiche, può comportarsi in modo aggressivo, tirannico, distruttivo o sciatto verso certe persone, animali, piante e cose, quindi costruisce da una parte e demolisce dall’altra. Combattere questi atteggiamenti in modo diretto può funzionare solo dove c’è già molta consapevolezza, ma in tutti gli altri casi è inutile, se non addirittura dannoso. Per raggiungere i punti da cui scaturiscono le pulsioni occorre tempo, pazienza e il mezzo giusto. Questo mezzo è la suggestione, vale a dire qualcosa espresso in una forma capace di sbriciolare i muri delle resistenze, causate da aspetti interiori ancora da risolvere. Tutti vorremmo eliminare gli ostacoli che ci impediscono di raggiungere i nostri scopi, ma il mezzo per farlo è riuscire a vederne certi lati che ancora ci sono sconosciuti, per trovare la soluzione giusta. Occorre conoscerli e questo si può fare con spiegazioni oppure con suggestioni. Le prime vanno ripetute per un gran numero di volte, prima di riuscire a trovare applicazione, le seconde ci conquistano più facilmente, anche se richiedono comunque tempi lunghi. Le suggestioni tendono a farci percepire qualcosa come se ne fossimo i protagonisti reali, anziché quelli di cui stiamo avendo un saggio, cosa di cui le varie forme artistiche sulla nostra linea di comunicazione sono capaci.

Per esempio, una canzone che ci piace molto e in cui ci riconosciamo, quando la sentiamo cantare o meglio ancora, quando la cantiamo noi stessi, ci dà l’impressione di vivere la situazione evocata. Questo può arrivare a farci agire, pensare, sentire diversamente, almeno per un momento. Così avviene quando vediamo un film o un’opera d’arte, leggiamo un libro, vediamo un luogo capace di suggestionarci. Ogni giorno ci piovono addosso stimoli di buona o cattiva influenza, ma se cerchiamo di dare maggiore spazio a ciò che è più propositivo, così come se frequentiamo persone che stimolano maggiormente le nostre qualità, un po’ alla volta ne veniamo influenzati e ne assimiliamo i pregi. Grazie a questi riusciamo a vedere le cose diversamente e ad agire in conformità alla nuova consapevolezza. Ma come distinguere ciò che è meglio? Dipende dalla nostra sincerità verso noi stessi, anzitutto, e da ciò a cui diamo la priorità.

 

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Il momento di uccidere

by 2 Luglio 2025

Film di Joel Schumacher del 1996 dal romanzo di John Grisham, narra del processo nello stato del Mississippi a un afroamericano che ha ucciso due giovinastri di etnia europea, stupratori e massacratori di sua figlia di dieci anni. L’avvocato difensore, bianco, sembra non avere alcuna possibilità di salvare dalla pena di morte il proprio assistito, trovandosi in uno stato a maggioranza razzista e con un giudice ostile. Il redivivo ku klux klan interviene pesantemente con attentati verso chi lavora per la difesa, che oltretutto non può contare nemmeno sull’attribuire a infermità mentale l’uccisione dei due delinquenti, una volta saputo che la sarebbero potuta cavare con una punizione mite.

L’accusato crede però che proprio l’appartenenza dell’avvocato difensore all’etnia bianca, possa rivelarsi la sua vera possibilità di essere assolto, a condizione che si immedesimi fino in fondo nella condizione di padre di una bambina a cui è stato inflitto l’orrore di quel disumano trattamento. Al momento dell’arringa finale, allora, l’avvocato invece di portare l’attenzione sulla situazione del padre, fa vivere con una suggestiva narrazione ai membri della giuria, il susseguirsi delle torture vissute dalla bambina, per portarli a vederla, infine, come se invece che nera fosse stata del loro stesso colore.

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