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Alberi da seta

by in Piante
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gelso monumentale ad Albinea (RE)

 

Il filo lucente e tenace della seta è quello che i bruchi di molti insetti emettono per avvolgerlo intorno al proprio corpicino fino a rinchiuderlo completamente in un bozzolo. Dopo qualche settimana lo lacerano e ne escono trasformati, irriconoscibili, a volte bellissimi e alati. Comunque adulti e pronti all’incontro con l’altro sesso. Molti sono falene, le farfalle notturne. Ma a quelle di cui si vuole utilizzare il filo si interrompe la vita, per impedire che lo spezzino. Fino all’epoca bizantina la produzione della seta era stata un antico segreto cinese, che ne vendevano i tessuti anche da noi. Una volta scoperto quali fossero i bruchi che si avvolgevano in quella più pregiata e quali fossero le foglie di cui si nutrivano, il filato era stato prodotto anche in Europa. Così era comparso nel nostro territorio il gelso bianco –Morus alba– chiamato così per i suoi frutti bianchi in forma di more oblunghe, riconoscibile dalla corteccia color cannella e dalle grandi foglie di forme diverse sullo stesso albero: alcune a forma di cuore, altre a punta di alabarda. Si era diffuso man mano che l’allevamento del baco Bombyx mori aveva avuto successo nelle campagne, diventando un’attività importante. Nell’ottocento, però, gravi malattie avevano colpito i gelsi e i bachi, senza poterle sconfiggere per lungo tempo. I danni erano stati gravissimi e, intanto che si cercava il rimedio, si era provato a sperimentare le qualità di altri bachi, che si nutrivano di altre foglie.

 

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ailanto fiorito

 

L’ailanto, –Ailanthus altissima– anche lui di origine cinese e presente da noi già da qualche tempo, era uno di quelli. Il baco che se ne nutriva, però, contrariamente a quello del gelso non si era adattato al nostro clima e l’esperimento era fallito. In compenso, l’albero capace di diffondersi con una rapidità e una forza sbalorditive, aveva trovato impiego nel consolidamento delle scarpate, a vantaggio soprattutto di quelle ferroviarie. Le sue radici, infatti, sono estese, profonde e ben più dotate di risorse rispetto a molte altre. Così la bella pianta dalle foglie pennate era diventata infestante e odiata per aver preso il posto di molte specie locali.

 

maclura

frutti di maclura – foto da Agraria.org

 

Anche la maclura –Maclura pomifera– di origine americana, era diventata oggetto di esperimenti per il rimpiazzo del gelso, ma la qualità notevolmente superiore della seta originaria, dopo che finalmente i gelsi e i loro bachi si erano ripresi dal declino, aveva fatto abbandonare la sua coltivazione. La maclura, che è dioica come l’ailanto, vale a dire che ha piante di sesso maschile e femminile distinte, è molto spinosa, con foglie coriacee simili a quelle dell’arancio ed è utilizzata per fare siepi impenetrabili. Il suo grosso frutto non commestibile, che una volta maturo è di colore giallo, ha la buccia composta di tante sferette simili a quelle delle more, ma molto dure.

 

Tapia_Uapaca_bojeri_di Tylototriton - Wikipedia

foglie e frutti di tapia, foto di Tylototriton da Wikipedia

 

In altri Paesi si produce la seta grazie al lavoro di bachi e alberi di genere diverso, come per esempio in Madagascar dove quello detto tapia –Uapaca bojeri– è quello di cui i bachi di landibe –Borocera cajani– mangiano le foglie e filano la seta selvatica, usata anche nei cerimoniali funebri.

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