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Gli storni che salvarono Villafranca (VR)

by in Animali
storni rosei - foto da Wikipedia

storni rosei – foto da Wikipedia

 

Nel 1875 nelle campagne di Villafranca, vicino a Verona, le cavallette nostrane del tipo Acridium Italicum si erano moltiplicate a dismisura. Forse c’era stato un inverno mite che aveva lasciato in vita troppe di loro, non si sa, ma già nel mese di maggio erano tanto numerose da preoccupare, perché presto sarebbe maturato il grano e loro ne avrebbero fatto strage. Intanto stavano devastando ciò che già era commestibile e, nonostante con ogni mezzo se ne sterminassero in quantità, continuavano ad essere pericolosamente numerose. L’angoscia per la carestia che quegli insetti avrebbero provocato, cresceva.

Il 5 giugno, però, nel cielo erano comparsi degli uccelli, sempre più numerosi e arrivati da chissà dove. Erano storni dalle piume color rosa carico, con la testa, le ali e la coda nere. La loro specialità era ed è quella di individuare le migrazioni di cavallette, che seguono per mangiarle, ma quelle di Villafranca erano nate sul posto. Come l’avevano saputo, gli storni? Nessuno li aveva mai visti prima, perché erano di un genere esotico, originari del Turkestan e che svernavano in India. L’Italia era del tutto esclusa dalle loro rotte, eppure erano arrivati a migliaia e, trovato negli insetti un cibo abbondante e squisito, ne avevano fatto scorpacciate. La gran quantità di cibo aveva affrettato la costruzione dei nidi e la deposizione le uova, da cui in dodici giorni uscivano da tre a nove piccoli che era facilissimo sfamare. La festa per loro era durata fino al 14 Luglio, quando le cavallette erano finalmente state mangiate tutte. Appena possibile, dunque, erano migrati di nuovo in India e non si erano più visti. Gli abitanti di Villafranca, naturalmente, avevano considerato con gratitudine quegli uccelli che, oltre a compiere voli spettacolari e grandi cori prima di dormire la sera, li avevano salvati dalla fame. Ma l’unica cosa che avevano potuto fare per dimostrare il loro affetto era ricordare i Pastor roseus col nome di “storlini di Villafranca”.