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La necessità del riconoscimento

by in Umanità

 

Quante volte vorremmo confidare a qualcuno dalla mentalità aperta un aspetto importante della nostra vita per ascoltare cosa ne pensa e conoscere le sue intelligenti riflessioni al riguardo? Da alcuni mesi la domenica mattina su Radio 3 RAI c’è il programma “Zarathustra – tracce per non perdersi nella nebbia”, in cui si può fare. E’ ideato e condotto dal giornalista Pietro del Soldà che da anni dal lunedì al venerdì mattina tratta con vari ospiti a “Tutta la città ne parla “ gli argomenti di attualità sollecitati dalle telefonate degli ascoltatori alla rassegna stampa quotidiana. Invece per quest’altra trasmissione gli affezionati di Radio 3 scrivono alla redazione facendo conoscere qualcosa di poco comune ma di interesse generale, che riguarda la loro vita e la loro professione. Lo fanno come se si confidassero con una persona amica, ma in questo caso sono Pietro del Soldà e Ilaria Gaspari a dire cosa pensano, man mano che il protagonista del giorno procede con la sua narrazione. A beneficiarne, però, siamo anche noi che seguiamo un tratto importante della vita altrui e possiamo così comprenderla un poco, oltre a conoscere modi di vivere e professioni insolite.

C’è chi scrive le storie delle famiglie per chi ne vuole fare dono ad uno dei suoi membri, chi racconta la propria convivenza con una persona malata di mente, chi spiega come ha creato un lavoro nuovo.

Queste narrazioni dimostrano anche quanto le persone vogliano essere riconosciute, quanto desiderino che sia data importanza a ciò che vivono, soprattutto se è qualcosa che per loro ha grande valore. Nelle religioni ci sono i riti per alcuni passaggi importanti della vita, (per i cristiani il battesimo, la cresima, la comunione, il matrimonio) a cui prende parte la comunità durante una cerimonia solenne e i festeggiamenti, si indossa un abito speciale e si è al centro dell’attenzione. Quando ci si crede davvero e non si fa solo per tradizione, per volere altrui o per ipocrisia, questo riconoscimento appaga e si imprime nel profondo, oltre a creare un legame con i partecipanti. Per tutti troppo spesso c’è l’appiattimento e addirittura il vedere sminuito ciò che si vorrebbe vedere riconosciuto, senza magari esserne coscienti, ma sentendo il disagio della sua mancanza. Ammettere come legittimo questo bisogno ed esprimerlo è un primo passo per evitare di agire in modo improprio, con risultati frustranti.

Il programma “Zarathustra” ci fa riflettere sulla questione e se abbiamo perso le puntate trasmesse finora, si possono riascoltare con l’app Raiplay sound.

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