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Museo dell’acqua di Siena

by in Arte e cultura, Musei della natura e dell'uomo, Soluzioni naturali

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Milioni di anni fa, dove adesso c’è Siena, i fiumi terminavano la loro corsa nel mare, lasciandogli ciò che avevano trasportato fin lì: sassi, sabbia, limo, che depositavano nell’ordine obbligato dal loro peso. Il mare e i fiumi avanzavano e arretravano nei millenni, ripetendo i depositi e comprimendo gli strati di materiali precedenti che, sotto la gran pressione, si trasformavano in conglomerato, arenaria, argilla. Infine, il mare si era ritirato un’ultima volta e i fiumi erano scomparsi. Solo qualche torrentello nasceva dalle riserve d’acqua, depositate nelle camere sotterranee, dal fondo d’argilla impermeabile. La pioggia ed il vento avevano modellato le colline poi abitate dagli uomini che, in epoca romana, avevano costruito un acquedotto per rifornire la piccola città senza fiumi.

Quando nel trecento Siena aveva cominciato a svilupparsi, si era iniziato a scavare una rete sotterranea di piccoli canali, per convogliare verso l’abitato l’acqua di piccole falde. Ce n’era bisogno per le attività artigianali, per la vita quotidiana, ma anche per spegnere i frequenti incendi. Là dove l’impermeabile argilla tratteneva le infiltrazioni della pioggia, dalla collina più alta avevano fatto partire una vena d’acqua, a cui una lievissima pendenza permetteva di scorrere costantemente senza traboccare e senza perdersi, per l’intero anno. Lungo il percorso ne incontrava altre, si ampliava in vasche dove le impurità e l’abbondante calcare affondavano, infine proseguiva verso le aperture delle fonti pubbliche. Ogni canaletto, largo quanto una mano aperta, era stato scavato nel pavimento di gallerie rivestite di mattoni dalla volta a botte, per questo chiamati bottini, dove camminavano gli addetti alla continua manutenzione. Anche le infiltrazioni attraverso i muri, davano il loro contributo goccia a goccia, lungo i venticinque chilometri che dall’ottocento avevano rilasciato acqua a pagamento anche nei pozzi privati.

A forza di pulitura e riparazione del suo percorso, è arrivata fino ad oggi, nonostante solo una minoranza di case continui a riceverla, mentre le fonti ne sono ancora alimentate. È dal monte Amiata, invece, che l’acquedotto raggiunge tutti gli altri utenti.

Dopo il restauro, il percorso dei bottini unico in Europa, le fonti ed il museo dell’acqua sono visitabili, con una complicata procedura burocratica, ma a cura di volontari.

 

dal mio libro Acqua, aria, terra e fuoco -energie del mondo

www.ladianasiena.it

In provincia di Siena ci sono molti alberi monumentali di grande bellezza che vale la pena di vedere.