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Il Museo di Frutticoltura a Lana (BZ)

by in Arte e cultura, Italia inconsueta, Musei della natura e dell'uomo

 

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In questo piccolo Museo della Frutticoltura di campagna, nella residenza medievale Larchgut, si possono scoprire cose davvero sorprendenti per proteggere i frutteti dai vari pericoli, rese possibili grazie all’intelligente adattamento dei fenomeni naturali alle esigenze umane. Anche l’aspetto di costume, però, merita di essere conosciuto: in Alto Adige, fino ai primi anni del novecento, i guardiani dei frutteti giravano bardati con gran collane di enormi zanne di cinghiale, alte acconciature a ventaglio fatte di lunghe penne d’uccello, che finivano con code di volpe e li facevano sembrare re esotici. Erano armati di una pistola, una roncola ed un roncone per spaventare i malintenzionati che ancora non fossero fuggiti nel vedere quelle apparizioni. Solo le donne incinte o i poveri di passaggio potevano avere un frutto da mangiare sul posto. A Luglio i “saltari” si preparavano al loro lavoro di sorveglianza, costruendosi un capanno e restando fino al termine del raccolto in autunno, a badare che nessuno li depredasse

Quei personaggi fantastici, adesso si possono vedere solo in disegni e fotografie vecchie di un secolo e il loro armamentario è indossato da manichini di questo museo e da quello del vino che si trova a Caldaro e che consiglio di visitare. Anche i begli alberi di melo vengono sostituiti man mano che muoiono, da piante a spalliera, più comode per le attività umane intorno a loro, ma senza più la bellezza degli alberi originari. Neppure il sapore e la sostanza dei frutti sono paragonabili a quelli di un tempo,  venendo da piccoli alberi di scarse radici, perché sono quelli che le hanno lunghe e profonde a saper distillare meglio i profumi della terra. Sono quelli più maturi ed autonomi, che non chiedono tanta acqua e concime per dare frutti ben più saporiti, anche se meno numerosi. Le troppe irrigazioni e le forzature di ogni genere danno frutti regolari, grossi e belli da vedere, ma insipidi.

 

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In questo museo si possono conoscere i metodi per contrastare le gelate che avvengono a volte in primavera e che possono danneggiare i germogli e i fiori dei meli, compromettendo il raccolto anche per intero. Un tempo i contadini accendevano il fuoco dentro le stufette già sistemate fra gli alberi. Erano riempite con legna adatta a fare un gran fumo e in poco tempo, nel buio si vedevano le file rosse delle stufe accese, con un comignolo da cui uscivano le nuvole calde che avrebbero protetto gli alberi dall’aria gelida. Se non tirava vento, si poteva sperare di salvare il futuro raccolto, purché la temperatura non fosse scesa sotto i meno due gradi. Era un lavoraccio badare a che il fuoco soccorresse gli alberi. Ci volevano tante stufe, tanti aiutanti e tanta fortuna. C’era chi usava i ventilatori sulle torrette, azionati dai motori diesel, per smuovere l’aria e sollevare quella fredda da terra, ma quel sistema non dava grandi risultati. Finalmente, però, negli anni cinquanta del novecento, casualmente si è scoperto un metodo che ha del miracoloso e che dipende dal particolare comportamento dell’acqua. Ma questo ve lo lascio come sorpresa da scoprire sul posto, oppure da leggere nel mio libro ACQUA, ARIA, TERRA E FUOCO -energie del mondo– oppure in VIAGGIARE COME LA LUNA -per conoscere chi e cosa fa il mondo migliore-

Il sito del museo è www.obstbaumuseum.it

 Nella provincia si possono trovare alberi monumentali di grande bellezza.