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Il museo della rosa antica (MO)

by in Arte e cultura, Musei della natura e dell'uomo, Piante
cinorrodi (frutti) delle rose

cinorrodi (frutti) delle rose

 

In autunno i meravigliosi colori degli alberi rendono il passaggio da Maranello verso la Toscana, passando per l’Abetone, uno spettacolo che compete solo con quello delle grandi nevicate.

Il museo all’aperto delle rose antiche gli tiene testa dignitosamente, con pochi petali ma molte bacche e cinorrodi rossi, nel giardino che si spande sul crinale di Montagnana. Nel 1997, quando la famiglia che lo ha creato era arrivata da Modena ed aveva acquistato la proprietà di tre ettari, c’erano solo prati e uno stagno artificiale in un terreno povero sopra lo spesso strato d’argilla, caratteristica della zona. Così si era pensato di lasciare che il terreno si rigenerasse da solo, durante sette anni. Col tempo, affidandosi al vento, agli uccelli e agli altri animali che passavano sopra e sotto terra, i semi di alberi diversi erano arrivati fin lì, avevano attecchito e poi erano cresciuti liberi e felici di non essere calpestati né brucati. Quelli che anche nei dintorni si trovavano maggiormente a loro agio appartenevano alla famiglia delle rosacee: pruni, ciliegi selvatici, rovi, rose canine. Allora era stato deciso che le loro pregiate parenti da giardino sarebbero state le protagoniste di un museo e quattromila piante di ottocento varietà sono state messe a dimora dal 2001, nel terreno pronto a riceverle. Per il resto, era stato deciso di non concimare, né diserbare né potare, ma lasciar fare alla natura il suo corso. Nessuno della famiglia conosceva la botanica, ma tutti erano innamorati della bellezza. Così, aiutandosi con i libri ed osservando ciò che succedeva sotto i loro occhi una stagione dopo l’altra, si sono fatti una cultura in fatto di rose. E con le rose del giardino hanno preparato anche marmellate, sciroppi, gelatine

Un libro dalle bellissime foto e dai brevi testi che ne illustrano le qualità, è stato venduto in migliaia di copie e adesso i curatori di giardini illustri chiedono la consulenza a loro per realizzare interventi di colore.

La rosa sericea pterocanta, mostra la bellezza delle sue grandi spine, sottili e larghe come vele, che ricoprono lo stelo per intero, quasi a compensare il semplice fiore che, contraddicendo la caratteristica delle rosacee sempre a cinque petali, ne ha solo quattro. Sembra una spirale rossa quando cresce nel giardino e lascia poco posto alle foglie che somigliano a quelle del sorbo.

C’è la rosa muscosa, le cui parti verdi appaiono come rivestite di muschio, che ricordano anche nel profumo. Ci sono rose semplici con cinque petali, come erano tutte, prima che gli uomini intervenissero per cambiarle e come è ancora la rosa canina, selvatica e rampicante.

 www.museoroseantiche.it

In tutta la provincia ci sono alberi monumentali che vale la pena di vedere.