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Alberi monumentali del Friuli/Venezia/Giulia, provincia di Udine

by in Alberi Monumentali, Friuli Venezia Giulia
tiglio di Tarvisio

tiglio di Tarvisio

 

A Passariano, frazione di Codroipo, sulla destra proprio all’inizio del parco della bella Villa Manin, un TASSO femmina di circa 200 anni è davvero molto bello, coi suoi rami che ricadono verso terra fino ad appoggiarvisi. Il tasso è un sempreverde che può vivere 2000 anni, interamente velenoso , Le sue foglioline sono quasi sottili come aghi ed i suoi frutti sono arilli rossi, maturi in autunno. Sulla sinistra, invece un CEDRO DEODARA, poco più avanti rispetto al tasso. Questo sempreverde himalayano è simile al cedro del Libano , molto alto e di forma conica, con gli aghi più lunghi e chiari ed i rametti penduli

Ad Udine, in piazza Patriarcato un GELSO sorprendentemente cresciuto in libertà, senza essere capitozzato come invece è accaduto a quasi tutti i gelsi in passato, per dare in pasto le sue foglie ai bachi da seta. Qui ha preso quanto più spazio ha potuto con i suoi rami che sembrano esploratori dell’aria come per una rivincita anche a nome dei suoi tartassati congeneri.

Nel vicino parco Ricasoli, una QUERCIA altissima ed in ottimo stato. Le querce hanno le caratteristiche foglie lobate ed hanno le ghiande per frutti. Molto robuste, longeve ed adattabili a molti terreni diversi.

Oltrepassato Premariacco, salendo sulla collina della Rocca Bernarda, tutta coltivata a vigneto, di proprietà dei Cavalieri di Malta, un CIPRESSO di oltre 400 anni, alto 20 metri ed un suo dirimpettaio appena inferiore per dimensioni, crescono davanti al portale della villa. Il cipresso è caratteristico dalla Toscana in giù, sempreverde dalla forma affusolata

Lungo la strada che da Savorgnano porta ad Attimis, sulla sinistra si vede un pannello che indica l’agriturismo Aquila del Torre. Prendendo quella stradina si vedono i ruderi di una villa distrutta dal terremoto del 76. In quello che resta del suo parco, c’è un CORBEZZOLO grandissimo, delle probabile età di 150 anni. Sul prato davanti a ciò che resta della villa, una SOFORA JAPONICA pendula di uguale possibile età, dal tronco danneggiato ma dalla forma tra le più belle, accanto ad una più piccola. La sofora pendula ha i rami disposti in molti archetti o con volute che fanno sembrare i suoi rami dei serpenti attorcigliati.

Lungo la strada appena fuori Attimis, sulla collina si vede una gigantesca FARNIA, (un tipo di quercia) di forse 400 anni, la circonferenza del tronco di 7 metri e l’altezza di 35.

Tornando verso Povoletto, in via dei platani, di fronte ad una villa c’è uno spiazzo circondato da CARPINI più che centenari, tagliati a candelabro, davanti ai quali ci sono statue grottesche dell’ottocento, realizzate da un artista alto-atesino. Tipica dei carpini è il tronco che sembra fatto di fasce muscolari. Le foglie seghettate, in autunno diventano di un bel giallo

Andando da Colloredo, dove c’è un bel castello, verso Tricesimo, si arriva ad Ara Grande dove si vede, a destra già in lontananza, un PINO DOMESTICO col cappello sulle ventitrè, di circa 200 anni, alto una ventina di metri, con un tronco dalla circonferenza di circa 3 metri. E’ il guardiano di un vigneto. Questo è il pino da pinoli, inizialmente di forma globosa, che poi diventa ad ombrello.

Nel centro di Paularo, dopo il municipio e prima di imboccare la strada che sale alla parte alta del paese, due bellissimi IPPOCASTANI di 250 anni sono come le porte trionfali della montagna. Le foglie disposte a raggiera intorno al picciolo, i fiori disposti a cono, la corteccia a scaglie, fanno riconoscere questo albero facilmente

Da Paularo, salendo verso il passo Lanza, dopo circa 3 chilometri si trova, sulla sinistra, un piccolo cartello di legno che indica la presenza di un ABETE BIANCO detto Palme. Da quel punto, salendo sulla destra per un sentierino, si attraversa un torrentello e si continua per venti minuti, facendo attenzione a continuare in piano verso destra, nell’ultimo breve tratto. Si troverà lo spettacolare albero inclinato con 5 tronchi che partono dal fianco di quello principale, facendolo somigliare a canne d’organo. Ha circa 180 anni, alto una quarantina di metri, circonferenza del tronco di 4. Gli abeti bianchi si chiamano così per la corteccia chiara e per gli aghi che, nella pagina inferiore hanno strisce bianche. Con le loro radici a fittone, resistono bene su terreni scoscesi e li preparano, con le sostanze che rilasciano nel terreno, all’arrivo di alberi più esigenti di loro, come i faggi, ai quali qui sono mescolati. Col tempo, sono poi questi a prendere il sopravvento.

 

cedro deodara di villa Manin di Passariano

cedro deodara di villa Manin di Passariano

 

A Timau, dietro la grande chiesa sale un ripido sentiero acciottolato. Si trova un grande fossato ed una protezione anti-valanghe dietro cui il sentiero continua ancora più ripido, entrando presto nel bosco. E’ davvero molto bello e porta ben presto ad un punto di incontro con una stradina. Lì c’è quello che è forse il più grosso e bel FAGGIO che, insieme ai compagni, protegge l’abitato dalle valanghe. Il bosco si chiama “bandito” perché era ed è proibito tagliare gli alberi, così importanti per la sicurezza. Era stata la repubblica di Venezia a prendere questo provvedimento.

Poco prima di Tarvisio, a Malborghetto, nel giardino del Palazzo Veneziano, che ospita il museo etnografico, c’è un grande TIGLIO di oltre 400 anni in condizioni discrete. Il tiglio si riconosce in special modo a giugno, quando fiorisce e profuma intensamente l’aria. Ha foglie a forma di cuore. Sulla piazza della chiesa c’è un ACERO in una situazione meno felice. Tipiche dell’acero sono le foglie a forma di palma di mano e i frutti che paiono grandi insetti alati

Sempre verso Nord, a Camporosso, il viale della stazione è alberato con dei PERI SELVATICI centenari.

Dal duomo di Camporosso, camminando a sinistra e salendo per una ripida stradina si arriva ad una casa isolata nel cui grande prato si trova un altissimo FAGGIO. Si riconosce dalla corteccia grigia e liscia e dalle foglie ovali, appuntite alle estremità

Da Tarvisio basso si svolta a destra e poi subito a sinistra per salire a Rutte Piccolo. Lasciato l’automezzo, si potrà continuare a piedi un paio di minuti per raggiungere un sentiero che, nel prato di fronte ad una cabina elettrica, porta al più bel TIGLIO SELVATICO che si possa immaginare, di 300 anni d’età, 10 metri di circonferenza del tronco, 30 metri di altezza e altrettanto di larghezza della chioma. E’ chiamato “tiglio di Napoleone” perché sul posto avevano combattuto le sue truppe e nel terreno sono stati sepolti, tutti insieme, moltissimi combattenti di allora.

All’ingresso di un vialetto con un’antica casa, 2 enormi e centenari OLMI MONTANI danno il benvenuto. Si riconoscono in modo particolare dai piccoli frutti che a maggio cadono a terra. Sono come coriandoli di carta velina con un semino nel mezzo

Tornando sulla strada principale che va verso la Slovenia, si gira verso Oltreacqua e, una volta risaliti per un breve tratto di bosco, all’uscita si vedrà su un poggio a destra, il verde bronzato di un grande NOCE centenario, davanti alle poche case di San Antonio. Più avanti si può parcheggiare e guardare bene l’albero e un suo quasi coetaneo.

Tornati sulla strada principale, si continua verso Fusine e la si oltrepassa, salendo fino a che non si trova un gruppetto di case ed uno slargo, a destra, prima del confine. Si prende la stradina a destra della grande casa con negozio e si continua sulla strada che diventa sterrata, fino al oltrepassare un ponticello dopo il quale si può parcheggiare. Delle tre stradine di quel punto, prendere quella a destra, che va ad una casa colonica. Da lì, subito sulla destra, dalla presenza di alcuni aceri si può immaginare che, qualche metro più avanti si trovi il grande ACERO DI MONTE, di 200 (forse 300)  anni, già in territorio sloveno.

A Sud, a Latisana, proprio in centro, vicino al cinema, vicino alla strada c’era fino all’inizio del 2008 un’enorme ZELKOVA CRENATA, o olmo del caucaso, del 1790. Era alta circa 40 metri, con una circonferenza del tronco di 7,50 e mostrava, al piede, una corteccia diversa, nel punto in cui era stato innestato su un olmo campestre, 218 anni fa. E’ crollata nel gennaio 2008, probabilmente a causa dei danni alle radici provocati dal traffico pesante della strada sotto cui passavano.