I miei articoli

Creiamo l’ambiente giusto

by 25 marzo 2020

 

La pandemia Covid 19 è dovuta ad abusi a danno degli equilibri naturali, di cui è responsabile lo stile di vita troppo poco attento a ciò che riguarda l’ambiente, l’umanità, il bene comune. Dal 2002 ho messo a disposizione di tutti la scuola gratuita in rete di questo sito, strutturata per porgere in modo accessibile a moltissimi, delle conoscenze semplici ma utili sul funzionamento della natura e dell’animo umano, con vari punti di avvicinamento. L’ho fatto per dare a tutti la possibilità di farsi una cultura di base su questi due argomenti, la cui trascuratezza è sempre concausa di guai ad ogni livello. Dedicare tempo ed energia alla conoscenza di questi temi, cambierebbe la mentalità dominante e creerebbe l’ambiente adatto a far emergere chi è adeguato al compito di decidere al meglio, nelle posizioni di rappresentanza della popolazione. E’ irrealistico aspettarsi che chi ha potere prenda decisioni lungimiranti e competenti, comprensive e attente se dalla società civile gli manca la spinta a formarsi in questo senso. Il bene comune può coincidere con quello individuale. Basta pensarci un po’.

Per chi vuole rileggersi gli articoli più utili che ho pubblicato sul sito in tanti anni può iniziare con quelli che trattano le basi sulla conoscenza degli alberi, gli esseri viventi dal maggior effetto benefico d’insieme sull’ambiente e su tutti i suoi abitanti. Gli alberi giusti nel posto giusto e trattati bene sono in grado di svolgere un lavoro di grande impatto, mentre purtroppo sono bistrattati e fraintesi, dunque ostacolati anziché aiutati a svolgere attività gratuite e continue per decenni e secoli.

Dei 157 testi che ho pubblicato finora riguardo alle piante, consiglio di leggere anzitutto quelli fondamentali che elenco qui di seguito: A cosa serve conoscere gli alberi      Potare gli alberi       Alberi che impediscono le frane       Alberi frangivento    Alberi che frenano il deserto     Come un territorio fertile si trasforma in deserto      Frane, alluvioni, desertificazioni        Piante che resistono alla siccità        Acqua, mantenerla e farla tornare     Meno cadute di alberi       Per distinguere gli alberi potete consultare il sito www.piante-e-arbusti.it. Per approfondire ci sono i miei libri.

Ci sono poi le segnalazioni degli alberi monumentali di tutte le provincie italiane, nell’apposita sezione, 59 articoli sugli animali,  32 sulle soluzioni naturali,   Ho dedicato molto spazio alla conoscenza dell’animo umano, fondamentale anzitutto per capire chi siamo, cosa vogliamo, come possiamo fare per realizzare ciò che è davvero importante per noi e affrontare in modo adeguato le tante difficoltà della vita, nella sezione Umanità, con 70 articoli, a cui si aggiungono 39 recensioni di libri e 98 di film che aiutano a capirci meglio. Per finire ci sono 72 articoli di Arte e cultura e  41 nella sezione Italia inconsueta. Spero che questo possa aiutare a rendere il mondo migliore per tutti.

La forza di essere migliori

by 17 marzo 2020

Il filosofo e teologo Vito Mancuso sa andare al cuore delle questioni e le sa spiegare in un modo che può essere davvero compreso da tutti, colmando le tante lacune che rendono poco chiari molti argomenti trattati dalla filosofia quanto dalla religione. Lui invece aiuta i lettori a seguire il percorso del suo pensiero sull’argomento e per questo offre un dono di grande valore: i mezzi per raggiungere obbiettivi virtuosi che possono sembrare troppo lontani dalle possibilità di molti. In questo libro del 2019 illustra le virtù cardinali in un modo originale e comunque estremamente affascinante. Chi non potesse procurarsi il libro, può scaricare il podcast dal sito di Radio Tre RAI, dato che nel mese di Febbraio 2020 per 4 domeniche ha parlato delle virtù alla trasmissione Uomini e Profeti che ho già elogiato in un mio mio articolo.

Chi è più forte?

by 12 marzo 2020

 

Probabilmente capita a molti di subire la sopraffazione verbale o di potere, messa in atto da chi ritiene così di dimostrare la sua forza e la sua superiorità. Può avvenire per una provocazione, ma succede spesso a causa del senso di inferiorità provato soprattutto verso chi ha doti particolari o una qualsiasi situazione fortunata. C’è in ogni caso una mancanza di rispetto verso gli altri che rivela il bisogno continuo di conferme sulla propria importanza, che inconsapevolmente si sa carente. Il sopruso si manifesta interrompendo continuamente chi parla, non ascoltandone le ragioni, sminuendo o ridicolizzando, volendosi imporre a dispetto di ogni buon senso, ostacolando il lavoro e l’autonomia altrui. Per non menzionare atti più gravi. Anche quando la prepotenza viene inflitta in forma ridotta e poco evidente per chi non ne è coinvolto, è molto comune, perché nessuno vuole sentirsi in una posizione debole, come inevitabilmente avviene a tutti in varie occasioni. Chi esercita il sopruso manca proprio di quella forza vera che consiste nell’affrontare e vincere la causa del proprio impulso alla sopraffazione, a cui sono necessari consapevolezza e coraggio, ma anche la conoscenza dei mezzi per farlo.

 

 

Sovente chi subisce, a sua volta invece di tenere testa a chi commette gli abusi, contro cui si sente impotente e di cui teme le ritorsioni, ingoia e nasconde le offese nel punto più profondo di sé, cercando di ignorare i danni che queste fanno al proprio carattere e alla propria vita. E’ così che assimila la logica della mentalità autoritaria, rifacendosi in modo analogo delle frustrazioni su chi, in posizione svantaggiata, è a tiro. Invece di temere le conseguenze del guasto trascurato, che si espande contagiando altri, cerca di dimenticarlo. E’ come ignorare l’esistenza di una malattia infettiva nascondendola, invece di curarla.

Va accantonata l’idea di averla vinta perché si è nel giusto. Infatti ben raramente anche chi è davvero nel giusto trionfa per questo motivo. Vince solo se è più forte. L’autoritario usa una forza fisica, verbale o di potere, che cerca il dominio sull’altro, mentre la forza del mite consiste nel resistere alle provocazioni, dunque nell’opporsi all’impulso di rispondere sullo stesso tono, che innesca le liti e può arrivare a conseguenze irreparabili. Se si ha senso dell’umorismo si può puntare su una battuta divertente, perché una risata sincera smonta qualsiasi aggressività. In mancanza di una risposta spiritosa si può fare una qualsiasi cosa assurda e per questo sorprendente. La sorpresa blocca gli attacchi e fa riflettere. Se è difficile fare anche questo, si può pescare nella propria riserva di affetto, usando parole che lo facciano percepire. Chi aggredisce, anche cercando di sminuire gli altri nel vano tentativo di innalzarsi, sicuramente si sente meschino e poco amato, così una briciola di comprensione ha l’effetto di un balsamo e lo calma. Se al momento risulta troppo arduo anche un simile atteggiamento, occorre tenere ben chiaro l’obbiettivo di volere un rapporto pacifico, ma ben diverso da quella finta pace che consiste nel subire in silenzio. Quella non è pace ma è accumulo di esplosivo nascosto. E’ ben diverso anche dall’ipocrita falsa accondiscendenza. E’ invece la consapevolezza che tutti soffriamo, tutti abbiamo dei limiti tutti sbagliamo e per questo occorre comprensione, aiuto, gentilezza reciproca. Essere comprensivi quando ben pochi lo sono è difficile. Occorre allora fare scorta di buoni libri, buona musica, bei film e imparare il funzionamento dell’animo umano quanto della natura, così da attingere ad energia e buonumore che aiutano lo spirito creativo e la capacità di trovare soluzioni.

Col tempo, se si trattano le persone opprimenti con grazia e leggerezza, le si portano a comportarsi allo stesso modo. La vera forza è questa.

Alcuni degli articoli per approfondire l’argomento, fra i tanti che ho pubblicato negli ultimi 15 anni nella ruberica Umanità sono: Gerarchie e conflitti, Parole che curano, Risolvere il problema o prevalere? Il rispetto, Cosa impedisce di correggere gli errori, Disinnescare lo scontroGelosia e invidia, Il problema a volte non è dove sembra, Cambiare modo per cambiare mondo, Chi sta dentro e chi sta fuori, Come si fa la pace,

Alcuni film su chi ha avuto l’atteggiamento più efficace per risolvere i conflitti e convincere chi è difficile da trattare, recensiti da me nella sezione Film selezionati: Invictus di Clint Eastwood, Race di Stephen Hopkins, The imitation game di Marten Tyldum, Una notte per salvare Parigi di Volker Schlondorff, Royal affair di Nicolaj Arcel, Qualcosa di straordinario di Ken Kwapis, Diverso da chi? Di Umberto Carteni, La joueuse, di Caroline Bottaro, The great debaters di Denzel Washington

Un film che dimostra quanto l’autoritarismo affascini chi ha troppo bisogno di certezze e quanto sia facile ricadere in ciò che si pensava non potesse più ricapitare: L’onda di Dennis Gansel

Il raccolto delle nuvole

by 5 marzo 2020

scultura di Mario Irarrazabal nel deserto di Atacama – foto da Marcopolo tv

 

Ci sono montagne da cui non sgorgano sorgenti, dove non scorre neppure un torrentello e dove anche la pioggia arriva ben di rado. Ogni giorno, però, sono coperte da una fitta nebbia che parte dal mare come vento umido, ma quando raggiunge i pendii, col freddo si appesantisce, rallenta e perde la forza per andare oltre. L’acqua che la inzuppa, in minutissime particelle, riesce a rapprendersi solo se trova almeno un pulviscolo, qualche filo d’erba, qualche pianta a cui aderire per riunirsi in gocce, prima che il sole diventi abbastanza caldo da farla risalire, di nuovo invisibile, verso il cielo. A diventare pioggia, non ce la fa mai.

Su alcune di quelle montagne ci sono alberi, che con la chioma offrono alla nebbia una superficie tanto vasta su cui adagiarsi, da raccogliere acqua a sufficienza per le loro necessità. Le foglie piene di ondulazioni e nervature sono l’ideale perché l’umidità possa formare gocce, scivolare lungo le punte e precipitare al suolo. Litri e litri del prezioso liquido penetrano nel terreno e sciolgono i minerali utili alle piante e agli animali, poi una parte risale attraverso le radici fino alle foglie, che se ne servono per farne linfa, con le sostanze prese dall’aria e dalla terra.

Sopra certe alture, quasi duemila anni fa, gli uomini che avevano osservato gli alberi e le rocce catturare l’acqua dall’aria umida, li avevano imitati per poter rifornire i loro villaggi a valle, dove non arrivavano ruscelli e non c’erano sorgenti. Avevano impilato alti mucchi di pietre calcaree, tanto accidentate che il velo con cui la nebbia le rivestiva, si rompeva facilmente in gocce, colava a terra e si infilava in tubature che la portavano fino alle fontane vicino alle case. Uno dei villaggi bizantini diventato per questo città, era Teodosia.

Dove manca l’acqua in Perù, in Cile, in Sudafrica, adesso gli uomini in cima alle alture la raccolgono dalla nebbia con grandi reti di plastica tese in verticale, come un recinto per una porzione di cielo. L’umidità si attacca alle maglie, si rapprende in gocce, scivola nelle grondaie e scende nei tubi, per rifornire i paesi. Il raccolto delle nuvole, lo chiamano loro.

Lungo le coste della Namibia, l’oceano Atlantico è raffreddato dalla corrente del Benguela, che arriva dal Polo Sud ed offre sollievo alle coste africane. Ogni notte, il vento marino che si spinge verso il deserto, ne incontra l’aria ancora calda e si condensa in nebbia. L’aspettano tutti i suoi abitanti e i coleotteri che la condensano su di sé, dove le gocce scivolano verso la bocca, lungo il corpo ruvido e inclinato. Anche la welvitschia, unico e stranissimo albero nano del deserto, con le sue due sole foglie ottiene ogni giorno da quell’aria greve di umidità, di che vivere per duemila anni.

Tillandsia landbekii

 

In Perù e in Cile, nel deserto di Atacama, è la Tillandsia landbeckii a vivere di nebbia. Appartiene alla specie delle bromeliacee, abituate a vivere senza radici tranne pochi filamenti per reggersi su altre piante e addirittura sui cavi elettrici che ancora costeggiano o attraversano le strade. La landbeckii forma dei grossi cuscini che a volte sembrano goffi animali in gregge, che pascolano l’umidità dell’aria dalle piccole squame di cui sono rivestite le foglie simili a ramoscelli grigi fitti fitti. Alla sua struttura si sono ispirati gli umani per creare teli molto più efficaci di quelli usati finora nel trasformare in acqua potabile l’abbondante nebbia.

Accenno alla musica di Mali e Senegal

by 27 febbraio 2020

Fatoumata Diawara – foto da Canzoni contro la guerra

 

In Mali e Senegal si può trovare una musica incantatrice, anche perché suonata con strumenti tradizionali dalla melodia dolce, come quello della kora e del balafon e ritmata da quello profondo del djembé, del sabar, del doundoum, del gongoma, del tama.

Un cantante senegalese di fama internazionale dalla voce potente, che canta spesso nella lingua pulaar della regione da cui proviene e che trasmette una profonda spiritualità è Baaba Maal. Chitarrista e percussionista, ha studiato musica all’università di Dakar e belle arti a Parigi, poi di ritorno in Africa ha fatto parte di alcuni gruppi ed ha cantato in molti Paesi del mondo. Qualche titolo: Kalaaio, Still, Bouyel, Dunya Salam

Maliano e molto più giovane è Sidiki Diabaté, musicista di kora, piano, chitarra, compositore, cantante e rapper, è anche produttore. E’ detto “Piccolo Principe della Kora”. Canzoni :Dakan Tigui, Ignanafi Debena

La cantante maliana Rokia Traoré, che usa spesso la sua lingua nativa in testi di profondo significato, seduce con la dolcezza e l’eleganza. Canzoni: Sabali, Munneissa, Sarama, Yere Uolo

Di nazionalità maliana anche se residente in Francia è Fatoumata Diawara, cantante e attrice famosa nel mondo. Canzoni: Bissa, Sowa,

Del Mali è anche Boubakar Traoré, con melodiose canzoni accompagnate dalla chitarra, simbolo del suo paese che negli anni sessanta del novecento era diventato da poco indipendente. Un titolo: Congo magni

Altro maliano è Salif Keita, discendente diretto del primo imperatore e fondatore del Mali, Sundjata Keita, nel 1235. La sua condizione di nobile e al tempo stesso quella di albino, che in Mali è considerato segno di sfortuna e condanna all’emarginazione, hanno caratterizzato il suo stile, in cui gli strumenti musicali tradizionali e i sintetizzatori lavorano in sintonia. Canzoni: Madan, Melynga

 

kora – foto da Wikipedia

 

Gli strumenti musicali tradizionali sono realizzati con il legno, le fibre e i frutti di diverse piante, le pelli di diversi animali.

La kora è un’arpa liuto tradizionale della cultura mandinka (del Mali). La cassa di risonanza è fatta con metà di una particolare zucca che cresce sull’albero calebassier, ricoperta con pelle di mucca o di antilope e 21 corde di cuoio degli stessi animali, tese su un lungo manico di legno.

Il balafon è uno xilofono che ha casse di risonanza di varie grandezze e disposte orizzontalmente fatte con metà delle stesse zucche di calebassier. Le più grandi producono un suono più grave, le più piccole lo hanno più acuto. Sopra di loro sono disposte tavolette di legno o di bambù con dimensioni adeguate alle casse di risonanza. Si suona percuotendole con bacchette.

I sabar sono tamburi a calice ricavati da un solo tronco su sui viene tesa una pelle di capra. Si suonano con la mano e un bastoncino.

 

tamburo parlante – foto da wikipedia

 

Lo djembé ha la forma del mortaio per cereali e spesso gli aggiungono appendici di metallo dette orecchie, che evidenziano meglio il ritmo

Il doumdoum è cilindrico e si suona con le bacchette.

La gongoma è uno strumento semplice fatto con lamelle flessibili di legno o ferro fissate su una scatola o una zucca. Si pizzicano le lamelle.

Il tama è un tamburo dalle origini antichissime a due pelli dalla forma a clessidra, conosciuto come tamburo parlante perché se ne ottengono tonalità comprensibili come parole.

Il krin è un piccolo tronco cilindrico in cui sono scavate longitudinalmente due fessure che si percuotono con delle bacchette. Riproduce i suoni della foresta.

 

Grasse, capitale dei profumi

by 20 febbraio 2020

Grasse – Francia – foto da Provenza y Costa Azul

 

Percorrendo quella che è chiamata “strada della mimosa”, da Hyères verso il Massif du Tanneron si arriva a Grasse, la cittadina a trecento metri di altitudine nell’entroterra della costa azzurra famosa da cinquecento anni per le sue industrie profumiere. Da gennaio a marzo lo spettacolo degli alberi dai fiori del più bel giallo compensa le ancora scarse fioriture che profumano l’aria e colorano i campi soprattutto verso maggio. Dall’originaria Australia, la leguminosa parente delle acacie si è adattata all’Europa dove in simbiosi con i batteri ospiti sulle sue radici, giova ai terreni fertilizzandoli con l’azoto dell’aria assorbito dalle foglie. Dai fiori e dagli steli delle mimose si estrae l’olio essenziale, ma usando l’alcol e non il vapore dei distillatori, troppo forte per la delicatezza del loro aroma. Da tutto il mondo arrivano verso la capitale della profumeria gli oli estratti dai petali, dalle foglie, dai legni, dai tuberi delle piante odorose.

 

Iris sanguinea – foto da wikipedia

 

Ma qui si coltivano comunque i gelsomini, originari dell’India, che da giugno a novembre continuano a fiorire e ad essere colti ogni mattina. Anche le tuberose, che vengono dal Messico e che emanano il loro profumo di notte, fioriscono in estate. A cinquecento metri di altitudine cresce l’iris pallida, fiore europeo e tipico di Firenze e della Toscana, che pur essendo molto profumato nel fiore, lo esalta nel tubero, dopo due o tre anni di essiccamento. Il giglio e il geranio della qualità rosat sono ugualmente presenti. A Grasse e a Tourrette sur Loup si coltivano le violette, fatte crescere a spalliera perché sia più facile coglierle. Il profumo, però, si estrae dalle foglie, a maggio e ad agosto. Non sono più quelle di Parma, compromesse da una malattia e sostituite dalla Viola suavis dai gambi lunghi, adatti a comporre mazzolini per la vendita dai fioristi in inverno fino a marzo quando si fa una festa per celebrarla e si vendono i suoi fiori canditi. A maggio fioriscono anche i fiori d’arancio amaro a livello del mare, per ottenere l’acqua di neroli e l’olio essenziale.

 

route du mimosa – foto da eHabitat

 

Nonostante l’essenza di rosa arrivi soprattutto dalla Bulgaria e dalla Turchia, ma anche da Iran e India dove è la damascena a trionfare per intere vallate, a Grasse si coltiva la centifolia, che ha oltre cento petali, è molto profumata ma dura solo un giorno ed è nata dagli incontri fra rose scelte nei secoli passati. Le qualità dei climi e dei terreni si ritrovano in quelle delle piante, che possono somigliarsi nell’aspetto ma rivelarsi diverse nei caratteri profondi come gli oli essenziali. Nei fiori ricercati per le virtù della loro anima, espresse dal profumo, non bisogna forzare la bellezza, la durata, il colore o altro che tolga energia a ciò che conta di più. Gli studi di genetica hanno rivelato che quando si selezionano piante o animali con pregi più convenienti per un certo tornaconto umano, nei soggetti spariscono altre qualità anche senza volerlo. I risultati nel profumo e nelle cure mediche cambiano anche fra piante selvatiche e piante coltivate, nonostante tutta la buona volontà e le attenzioni.

E per quanto riguarda le tecniche e i saperi di Grasse, tutto l’anno è aperto il Museo Internazionale della Profumeria.