I miei articoli

Potare correttamente

by 17 gennaio 2021

concerto alle piante – Barcellona – foto da Artribune

 

Nella pagina Pregiudizi sulle potature ho spiegato qualcuno dei motivi per cui si commettono tanti errori nelle potature degli alberi. Nella pagina Potare gli alberi ho dato indicazioni generali su come fare e i principali errori da evitare. In questa pagina inserisco dei disegni con alcune elementari indicazioni, tanto per farsi un’idea, che potrete stampare e mostrare ai titolari di tante imprese, agli operai, agli uffici dove vengono dati gli incarichi alle imprese che con troppa frequenza rovinano gli alberi. Si potrà così osservare che per ridurre la chioma, sfoltendola anche per resistere alle nevicate, basta seguire alcune regole fondamentali che permettono agli alberi di AIUTARSI DA SOLI CONTRO LE AVVERSITA’. Se invece li si mutila ferocemente come avviene molto spesso, si toglie loro la salute e la forza, oltre che la bellezza, finendo col danneggiare loro e noi, che invece di ottenere benefici dalla loro presenza, ne subiamo delle perdite, pagando per di più il lavoro di chi li danneggia. Per rendersi conto di quanto siano importanti gli alberi, leggete Alberi, grandi guaritori

 

Saper potare richiede di fare un corso apposito, perché ci sono tanti casi specifici da saper affrontare, dunque ciò che vi offro io è quell’infarinatura che vi permette di porvi delle domande sensate e ottenere risposte intelligenti. E’ importante ricordare che le conifere (sempreverdi con gli aghi) non sopportano le potature. Altri alberi, come i tassi, ce la fanno bene e tollerano anche l’ombra più di altri. Ricordarsi delle DIFFERENZE è fondamentale.

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Pregiudizi sulle potature

by 10 gennaio 2021

 

Gli alberi allo stato selvatico danno frutti in modo irregolare ma quando sono coltivati e potati da un esperto, danno fiori e frutti abbondanti ogni anno. Questo avviene perché l’albero, stressato dai tagli, sentendosi in pericolo di morte cerca di compiere la sua missione di perpetuare la vita con una discendenza. Una prova di questa risposta istintiva si ha quando un vecchio albero nell’ultima primavera della sua vita fiorisce vistosamente e dà tanti frutti, poi muore.

L’errata interpretazione di questo fenomeno è una delle cause di tanti errori commessi nei riguardi degli alberi. Altri vengono dal considerare le piante come oggetti anziché esseri viventi sensibili e intelligenti, come è stato provato in abbondanza dalla scienza negli ultimi decenni. C’è poi l’insensibilità verso gli altri, che siano persone, animali o vegetali e c’è la forza diseducativa del cattivo esempio.

 

Abbiamo sempre visto, un po’ dappertutto, alberi capitozzati, smozzicati, mutilati, spesso ridotti a dei pali o con i grossi rami delle principali biforcazioni che terminano con rigonfiamenti simili a grossi pugni. In inverno sono un triste spettacolo desolante, come una sfilata di mutilati di guerra. Ma dato che si sono sempre visti, poteva sembrare che fosse giusto. Vedendo che i poveri alberi, appena arriva la primavera si affrettano a emettere nuovi rami e foglie, si è dedotto che simili mutilazioni li rinvigoriscano, mentre invece è solo la loro disperata reazione per non morire di fame a causa della mancanza di foglie, indispensabili alla trasformazione dell’anidride carbonica negli zuccheri della linfa, che è il loro sangue. I tagli sono operazioni chirurgiche, utili quando ce n’è davvero bisogno, come avviene per noi, ma inutilmente crudeli e dannosi altrimenti. Inoltre, come le operazioni chirurgiche, occorre sapere dove e come tagliare, perché in certi punti gli alberi reagiscono positivamente e in altri molto meno. Ci sono poi reazioni diverse a seconda della specie: le conifere, cioè gli alberi che fanno le pigne (coni) sopportano malissimo i tagli e spesso non si riprendono. I tigli reagiscono al taglio dei rami con la produzione di polloni dalle radici e ricacci in basso nel fusto. Così più si tagliano e più ricrescono disordinatamente, diventando ingestibili e venendo ridotti a dei mostri. Ci sono invece alcuni alberi che sopportano bene, come i tassi, che appunto per questo vengono potati anche in forma di sculture.

Essere coscienti della diversità è la prima dote necessaria nel trattare qualsiasi cosa, a maggior ragione se si tratta di esseri viventi. Se si vuole ridurre la chioma di un albero bisogna conoscere bene la tecnica e saper fare in modo che quasi non si notino i punti dove si è intervenuti, rispettando la forma equilibrata naturale. Ogni albero deve essere trattato con l’accortezza che gli permetta di mantenere e sviluppare le proprie capacità di difendersi da solo, mentre invece ogni anno vengono spesi soldi per danneggiarli nella chioma e nelle radici, che vengono tranciate, soffocate o fatte marcire per la mancanza di conoscenze.

Un articolo che dà qualche indicazione utile sulle potature si trova qui   e uno qui

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Alberi, grandi guaritori

by 7 gennaio 2021

metasequoia

 

Se è vero che è importante preservare boschi e foreste per salvaguardare la salute del pianeta, da cui dipende strettamente la nostra, lo è altrettanto avere molta cura degli alberi nei centri abitati e nei loro dintorni, perché è lì che si creano i problemi. L’inquinamento, l’impermeabilizzazione del suolo, l’aumento della temperatura, il rumore, il degrado estetico e funzionale vanno contrastati dove avvengono, perché per rimediare a questo, i boschi sono troppo lontani. Chi ha il potere di decidere ad alto livello, ben di rado farà le scelte giuste, se alla popolazione mancherà una cultura di base in fatto di ecologia, capace di fare le pressioni necessarie. Così come da un terreno arido e povero è insensato pretendere di avere ortaggi rigogliosi e abbondanti, da una società digiuna delle conoscenze basilari sulle funzioni delle piante è utopistico aspettarsi che emergano politici sensibili all’ambiente. Inoltre ciascuno di noi, quando padroneggia almeno l’essenziale in fatto di alberi, è in grado di fare scelte molto migliori per il proprio giardino, terrazzo, parcheggio, negozio o altro e di valutare quanto viene fatto dalle pubbliche amministrazioni e dagli altri privati. Ecco perché è bene che il maggior numero possibile di persone sappia almeno ciò che gli alberi possono fare per noi, quando sono quelli giusti al posto giusto e trattati bene. Ecco qui di seguito i principali benefici che ci regalano:

SALUTE producono ossigeno, assorbono anidride carbonica e veleni vari, trattengono le polveri sottili. Rendono dunque l’aria più salubre, con minor bisogno di medicinali, ricoveri, assenze dal lavoro. Riducono il frastuono, rendono bello il paesaggio migliorando l’umore.

TEMPERATURA in estate, grazie all’ombra che abbassa la temperatura, riducono il bisogno di elettricità per condizionatori d’aria e frigoriferi, che scaldano ulteriormente le città già calde. In inverno schermano dai venti freddi.

ACQUA riducono la necessità di irrigazioni, facendo da barriera ai venti e al sole che asciugano la terra. Rendono l’aria umida e fresca con l’evaporazione dell’acqua dalle foglie. Richiamano le piogge e, quando arrivano, le fanno penetrare meglio nel terreno, lungo le gallerie scavate dalle radici, riducendo gli allagamenti e le frane. Alimentano le falde acquifere continuamente depauperate da scavi e prelievi eccessivi per irrigazione

DEPURAZIONE DELLE ACQUE Con radici e rizomi assorbono e trasformano sostanze inquinanti. Gli impianti di fito-depurazione con alberi e altre piante sono anche esteticamente gradevoli

RIDUZIONE DELLE FRANE Con le radici trattengono i terreni franosi lungo le montagne e gli argini dei fiumi.

BONIFICA DEI TERRENI DISASTRATI Con le radici li nutrono, li rassodano, vi portano umidità, con le foglie li proteggono dalla desertificazione, con i frutti, la presenza degli animali che li frequentano e lasciano resti fertilizzanti, riconducono i terreni alla normalità

NUTRIMENTO I frutti e i semi nutrono le persone e gli animali, che a loro volta sono mangiati dagli umani. Molti semi sono altamente proteici e in certi casi anche le foglie.

 

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Tre Re a Busto Arsizio (VA)

by 29 dicembre 2020

altorilievo in terracotta di Adelfo Galli

Chi entrando in piazza Cristoforo Colombo a Busto Arsizio alza lo sguardo verso il primo piano di una delle sue case, incontra quello di personaggi in terracotta così espressivi e vivaci da trattenere l’attenzione. Sono i tre re Magi che in mezzo a un gruppetto di persone indicano il cielo, dove si può immaginare la comparsa di quella che era creduta una stella, ma erano invece probabilmente i pianeti Giove e Saturno in congiunzione, come alla fine di questo dicembre 2020. Un cartiglio informa che l’opera è stata collocata in quella strana posizione nel 1997 per volontà del Club dei Nasi, un’associazione di uomini dal particolare fiuto per gli affari, che la sera di ogni 5 gennaio organizza una cena per raccogliere fondi da dare in beneficenza. L’autore dell’altorilievo Adelfo Galli, guidato da autentico amore per l’umanità e talento spontaneo, era nato a Nomadelfia, la comunità che dagli anni trenta del novecento vive profondamente lo spirito distintivo di un genere umano degno di tale nome. Nessuno meglio di lui avrebbe potuto ricordare, senza essere stucchevole, una leggenda nata nella nebbia padana che ha fatto capitare i Magi a Busto Arsizio. Si dice che siano stati accolti con un bel falò per far dimenticare il freddo e da mangiare per far tacere la fame. Senza più legna disponibile in quel duro inverno, i bustocchi avevano bruciato quella notte le imposte di qualche casa e messo insieme quanto occorreva per una cena. Per far rivivere questa favola, ad ogni epifania durante quarant’anni del secolo scorso, si era acceso un gran fuoco all’aperto e si era cenato con polenta e bruscitt, uno stufato tipico, fatto con tante briciole di carne. Avveniva in questa piazza Cristoforo Colombo, dove in passato si apriva una delle porte di accesso alla città, la Savico, chiamata anche Porta dei Magi dopo che nel 1408 avevano risposto alle preghiere degli abitanti in lotta contro le truppe viscontee, facendoli vincere.

 

frutti di nocciolo turco

 

I tre sapienti che pare venissero rispettivamente da Persia, Yemen e Mesopotamia, sicuramente conoscevano le piante e sarebbero stati lieti di trovare proprio nel giardino del Museo del tessile, a qualche decina di metri dalla piazza, il gruppetto di noccioli turchi che ci vivono adesso e hanno la particolarità di rivestire i piccoli frutti legnosi con grandi e bei cappucci frangiati, di gusto arabeggiante. Forse in uno dei loro viaggi avevano conosciuto nei paesi di origine gli altri alberi esotici di quel giardino, che hanno il nome di koelreuteria o alberi delle lanterne cinesi perché i loro frutti riuniti in grappoli molto decorativi, che rimangono anche in inverno sui rami, sono fatti di tre petali di carta color rame a cui sono ancorati i semi. Proprio di fronte a quel museo c’è una villa in stile floreale, che nella bella cancellata, nella recinzione e negli altri elementi di ferro battuto riproduce le forme vegetali care al Liberty, numerose a Busto Arsizio nel primo ventennio del novecento. Basterà consultare quella specie di lampada di Aladino che è lo smartphone, scrivendo le parole magiche “Il liberty a Busto Arsizio” per essere guidati nelle vie del centro e vedere, anche se solo da fuori, quelle ville affascinanti, come seguendo il filo dei tessitori che hanno fatto prosperare questa città.

 

frutti di koelreuteria

Altre belle opere di Adelfo Galli sono nel municipio di Marnate

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Canzoni brasiliane per ballare (alla faccia del 2020)

by 21 dicembre 2020

foto da Touring Club

 

Per concludere questo brutto 2020 che ci impedisce di abbracciare e baciare chi vorremmo, che ci costringe a limitare al massimo gli spostamenti e i contatti umani, ecco bellissime canzoni brasiliane da ballare anche da soli. Così come fanno i popoli dei Paesi caldi, che mettono nel ritmo delle canzoni e del ballo anche la sofferenza, trasformandola in energia per affrontare col sorriso le prove più dure, muoviamoci sintonizzati sulla musica, tanto più se manca la compagnia.

Le canzoni che elenco qui sotto sono scaricabili da you tube, facendole passare dal formato mp4(video) in mp3 (solo musica) con l’app “4K to you tube mp3”. Gli autori e le esecuzioni sono di epoche molto diverse, ma davvero irresistibili. Prima fra tutte ecco “Poder da criaçao”, “il potere della creazione” cantata da Joao Nogueira. E’ senz’altro fra le più significative, ecco perché troverete qui il testo, abbastanza facile da capire anche per chi non conosce il portoghese.

Não, ninguém faz samba só porque prefere
Força nenhuma no mundo interfere
Sobre o poder da criação

Não, não precisa se estar nem feliz nem aflito
Nem se refugiar em lugar mais bonito
Em busca da inspiração

Não, ela é uma luz que chega de repente
Com a rapidez de uma estrela cadente
Que acende a mente e o coração

É faz pensar que existe uma força
Maior que nos guia, que está no ar
Bem no meio da noite ou no claro do dia
Chega a nos angustiar

E o poeta se deixa levar por essa magia
E o verso vem vindo e vem vindo uma melodia
E o povo começa a cantar

Lá-la-iá
Lá-la-ía-la-iá

Oh não
Não, ninguém faz samba só porque prefere
Força nenhuma no mundo interfere
Sobre o poder da criação

Não, não precisa se estar nem feliz nem aflito
Nem se refugiar em lugar mais bonito
Em busca da inspiração

Não, ela é uma luz que chega de repente
Com a rapidez de uma estrela cadente
Que acende a mente e o coração

É faz pensar que existe uma força
Maior que nos guia, que está no ar
Bem no meio da noite ou no claro do dia
Chega a nos angustiar

E o poeta se deixa levar por essa magia
E o verso vem vindo e vem vindo uma melodia
E o povo começa a cantar
Lá-la-iá

 

Le altre canzoni consigliate sono:

Ola, la vem ela + Eu sou da pesada + O telefone tocou novamente, cantate da Jorge Ben

Casa de bamba + Canta canta minha gente, cantate da Martinho da Vila

As forças da natureza cantata da Teresa Cristina

Nao tenho lagrimas cantata da Ivete Salgalo e Juan Louis Guerra

Meu lugar cantata da Arlindo Cruz

Tem tudu a ver cantata dal Quinteto SA

Shimbalajé di Maria Gadu

De qualquier maneira cantata da Candeia

 

Altre belle canzoni le trovate in altre pagine della rubrica Arte e Cultura: cantanti del ritmo,    il ritmo del diverso sentire,   la musica cosmica di Capo Verde,     Georges Brassens,    Jacques Brel,   le canzoni di Jacques Brel in italiano,

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Petali che non sono petali – parte seconda

by 15 dicembre 2020

fiori di elleboro – rose di Natale

 

La prima parte di questo articolo è qui

La popolarissima pianta da appartamento che noi chiamiamo stella di Natale, Euphorbia pulcherrima o poinsettia, nel Messico da cui proviene è un albero che raggiunge i quattro metri di altezza e al cui interno scorre un latice irritante, come è tipico delle euforbie. I suoi fiori sono le sferette gialle che si trovano circondate da cinque foglie modificate rosse o rosa, che si colorano solo in inverno per attirare gli impollinatori, quando ci sono otto ore di luce.

Tutte le euforbie hanno le infiorescenze, dette ciazi, circondate da brattee, dunque anche quelle che da noi si chiamano ellebori Helleborus niger o rose di Natale perché fioriscono in inverno anche nei nostri boschi, spesso con brattee verdi. Il nero del suo nome si riferisce al rizoma che ha questo colore. E’ mortalmente velenoso ma è medicinale quando maneggiato da esperti.

La Bouganvillea è un rampicante del Brasile, visto da europei per la prima volta nel settecento, i cui fiori sono bianchi e molto piccoli, ma circondati da tre brattee dai bellissimi colori.

 

frutti di elleboro circondati dalle brattee

 

Come pianta da appartamento ospitiamo l’Anthurium, originario dell’America tropicale. E’ un’epifita, vale a dire che nel suo ambiente naturale cresce sui rami degli alberi delle foreste, per essere più facilmente raggiunta dalla luce, a cui le il tetto di foglie impedisce di arrivare al suolo. Ha una grande brattea lucida color rosso brillante e altri colori, da cui spunta lo spadice a cui sono attaccati minuscoli fiorellini (infiorescenza).

Un’altra pianta che teniamo all’interno delle case è la Aechmea fasciata, bromeliacea dell’America tropicale dalle lunghe, grandi foglie carnose e rigide disposte a rosetta, di un verde scuro in gran parte coperto da strisce orizzontali pruinose grigie, dal cui centro spunta quello che assomiglia al ciuffo superiore dell’ananas, color rosa carico, fra le quali si trovano piccoli fiori lilla o bianchi. Come tutte le bromeliacee, in seguito alla fioritura che avviene dopo circa tre anni di vita, muore ma emette nuovi germogli alla base.

 

Aechmea fasciata– foto da Wikipedia

 

La Bromelia vrisea splendens della anche spada fiammeggiante è una bromeliacea dalle lunghe foglie zebrate disposte a rosetta, da cui emerge quella che sembra una lama scarlatta, fatta di brattee embricate da cui spuntano fiorellini tubolari. Le bromeliacee che generalmente crescono nelle foreste hanno bisogno di un ambiente con sufficiente umidità e rifuggono dalla luce diretta, come avviene nel loro ambiente naturale.

 

Bromelia viridea splendes – foto da wikipedia

 

Le ortensie Hydrangea, arrivate in Europa per la prima volta dall’Estremo Oriente nell’ottocento, sono fra i grandi cespugli fioriti da giardino più popolari soprattutto in passato. Il bottoncino che si vede al centro di quelli che crediamo petali e sono invece brattee, è il vero fiore, minuscolo, che diventa una capsuletta per i semi, tanto leggeri da volare lontano con la stessa facilità della sabbia più fine. Le ortensie si mantengono integre a lungo proprio perché sono fatte di robuste brattee e non di delicati petali. Sul comportamento delle ortensie trovate un articolo qui

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