I miei articoli

Piante che accumulano riserve d’acqua

by 2 ottobre 2019

Il bellissimo Ravenala madascariensis, detto palma del viaggiatore – foto da Etsy

 

Una caratteristica del deserto americano è quella di ospitare dei cactus anche molto grandi e longevi. Sono piante dall’interno spugnoso ma dalla superficie liscia e cerosa di colore verde, che compie la fotosintesi al posto delle foglie, trasformate in spine e addette alla difesa. Durante il giorno fa troppo caldo per aprire gli stomi necessari ad assorbire l’anidride carbonica da trasformare in linfa. Per questo la pianta assorbe l’energia solare e l’utilizza di notte. Anche i bei fiori di solito si aprono dopo il tramonto nel loro ambiente naturale dove sono fecondati da falene, pipistrelli e topolini, grazie a cui diventano saporiti frutti. Il cactus è molto frugale e attento a non disperdere che in minima parte l’umidità assorbita durante le rare piogge, immagazzinata nel fusto e nei rami per poterla utilizzare poco alla volta. Per questo il termine giusto per lui è “pianta succulenta” e non “grassa”. In caso di necessità, una persona che si trova in quell’ambiente può praticare un foro e bere l’acqua perfettamente potabile. Uno dei cactus di maggiori dimensioni è il saguaro Carnegiea gigantea dalla forma a candelabro, che può crescere fino a 12 metri, con una circonferenza di 3 metri e vivere 150 anni nel deserto sud dell’Arizona e del Sonora in Messico.

 

gruppo di saguari – foto da National Park Service

 

Il baobab Adansonia digitata, tipico delle zone asciutte dell’Africa, è l’albero dalla maggiore circonferenza del tronco, che arriva a trenta e più metri. Anche il suo fusto internamente è spugnoso, per poter immagazzinare grandi quantità d’acqua. I bei fiori li apre a testa in giù di sera, per farli impollinati dai pipistrelli, in modo che evolvano in frutti leggeri come meringhe, buoni e di sapore acidulo. E’ molto longevo e possiede tante virtù alimentari, curative e pratiche.

Nelle zone tropicali più umide si trova una bellissima pianta chiamata Palma del Viaggiatore, che non è una palma ma una parente della strelizia, le cui foglie somigliano a quelle del banano. E’ endemica del Madagascar di cui è simbolo vegetale e deve il suo nome all’accumulo d’acqua alla base delle foglie disposte a ventaglio, che il viaggiatore assetato può bucare per bere. E’ davvero bellissima ed il nome scientifico è Ravenala madascariensis.

Anche certi bambù tropicali contengono acqua potabile nelle cavità fra i nodi, che si mantiene fresca e trasportabile come dentro bottiglie sigillate, se si taglia la canna sopra e sotto i nodi del tratto che interessa.

 

palma cubana Colpothrinax wrightii – foto da monacotureenciclopedia.com

 

Nelle zone più secche e calcaree di Cuba c’è una palma con la pancia Colpothrinax wrightii detta in spagnolo palma barrigona, perché un rigonfiamento nel mezzo del fusto, dove accumula l’acqua di riserva per i periodi di siccità, le dà quell’aspetto curioso. Le piante che usano questa strategia, se coltivate in luoghi dove non è necessaria, spesso non la usano.

Sull’isola di Socotra c’è una pianta del genere Adenium, alta non più di quattro metri, dalle forme che somigliano a quelle di una persona fortemente obesa, anche a causa della corteccia liscia. In Madagascar ce n’è una simile, chiamata oleandro del Madagascar per i fiori rosa simili.

 

 

Pepe: vista sui tropici per una spezia

by 26 settembre 2019

falso pepe o pepe rosa – foto da villagenurseries.com

 

Il pepe più comune e più usato da noi fin dall’antichità è il seme di una liana legnosa e perenne originaria dell’India dal nome scientifico Piper nigrum. Il pepe verde, bianco o nero vengono dalla stessa pianta e il loro colore è determinato dal diverso grado di maturità e trattamento. Un tempo era molto costoso ed era stato usato come merce di scambio pari al denaro. Era impiegato anche come medicinale ma, pare, senza fondamento.

Simile nel sapore è il pepe lungo Piper longum, ancora usato in Nordafrica, India, Indonesia, Malesia.

Un altro tipo di pepe, chiamato pimento, viene dalla Giamaica e il suo nome scientifico è Pimenta dioica. Assomiglia al pepe ma è un albero e il gusto dei suoi frutti è un misto di chiodi di garofano, cannella e noce moscata. Pare che lo si usi molto ancora in Polonia e in Palestina, oltre ad essere decisamente popolare nella cucina caraibica, dato che è prodotto in Giamaica, Honduras, Guatemala e Messico. Negli USA aromatizza i dolci e in Gran Bretagna i pancake. Nel mondo è l’ingrediente raffinato di varie bevande. Un uso inconsueto è quello come deodorante, che dicono fosse messo negli stivali dei soldati russi nel settecento.

C’è poi il falso pepe, un bell’albero decorativo che tollera anche il clima italiano dal nome scientifico di Schinus molle, originario di Bolivia, Perù e Cile. Le sue bacche sono conosciute come pepe rosa, dalle proprietà medicinali e forse utilizzabile in alternativa ai pesticidi.

Il cubebe Piper cubeba è un’altra liana rampicante originaria di Giava e Sumatra, che fornisce un pepe aromatico usato nella pasticceria marocchina e nel mondo per aromatizzare le sigarette.

Il Piper aduncum, conosciuto anche come matico, è un alberello che vive nell’America centrale e meridionale, le cui foglie sono utilizzate per guarire le ferite, applicandole direttamente in loco. Dai fiori di forma tubolare ricurva, che danno frutti in grani, viene il nome scientifico.

Infine c’è l’albero della Terra del Fuoco chiamato canelo, il Drymis winteri dai poteri fortemente antisettici e dall’aroma talmente intenso da far bruciare gli occhi quando si è in un boschetto di soli canelos. Oltre ai suoi semi si può usarne la corteccia triturata.

Zona d’ombra

by 18 settembre 2019

Film del 2015 di Peter Landersman, ispirato alla storia vera accaduta in USA che ha avuto per protagonista il dott. Bennet Omalu (Will Smith) di origine nigeriana e di grande cultura, oltre che di profonda competenza medica e onestà. Nella sua qualità di neuropatologo, facendo l’autopsia ad un celebre ex giocatore di football che si era suicidato dopo un lungo periodo di gravi disturbi al cervello e degrado sociale, aveva scoperto delle lesioni invisibili alle Tac e ad altre analisi ordinarie. Nella successiva autopsia ad un altro ex giocatore aveva rilevato lesioni simili e si era consultato quindi con il maggior luminare di neuropatologia per avere conferma della sua ipotesi riguardo alle cause. Riteneva, infatti, che fossero gli innumerevoli colpi alla testa che avvengono durante le partite, a danneggiare il cervello. Insieme a lui aveva pubblicato i risultati dello studio su una prestigiosa rivista scientifica avendo come reazione l’accusa di millanteria da parte della società organizzatrice di questo sport popolare quanto violento, con un giro d’affari colossale. Da qui era partita una lotta che si era protratta per diversi anni, durante i quali il dott. Omalu aveva dimostrato un coraggio esemplare. In questo film si pone il quesito che spesso emerge riguardo alla convenienza economica e morale di attività che generano grandi benefici da una parte, ma grandi danni dall’altra. Dove sta ciò che è giusto? E’ meglio tacere e sacrificare alcune persone o rivelare il pericolo e lasciare alla coscienza individuale la scelta? O ancora, sarebbe giusto sopprimere e vietare ciò che è pericoloso?

 

Piante straniere naturalizzate in Italia

by 11 settembre 2019

Gazebo a Villaguardia (CO) rivestito di vite canadese

 

Da diversi anni ferve presso chi si occupa di giardini, parchi e boschi, il desiderio di reintrodurre alberi autoctoni dove adesso ce ne sono di stranieri, di cui alcuni molto invadenti, odiati e ritenuti causa di degrado. E’ un’idea che ha buone ragioni, ma le cause del degrado sono prima di tutto l’incuria e l’ignoranza. Con l’occasione cito qui sotto le piante di ogni genere che si sono sostituite a quelle originarie italiane, al punto che le crediamo con noi da sempre e non potremmo più farne a meno.

Ortaggi: Pomodori, patate, mais, peperoni, zucche, la maggior parte dei fagioli, gli ananas, girasole vengono dall’America centrale e meridionale           Melanzane dall’India

 

Lagerstroemia in autunno a villa Toepliz, Varese

Alberi da frutto: Ciliegio, melo, melograno dal Kazakistan             Pesco, fico, arancio amaro, vite, olivo, cipresso, pino domestico, platano, carrubo dal Medio Oriente             Kiwi, Arancio, limone e affini dalla Cina             Pompelmo dalle Isole Barbados

Altri alberi: Gelso dalla Cina      Robinia dagli USA       Giuggiolo dall’Asia       Ippocastano dai Balcani

Fiori: tulipano dalla Turchia          Dalia, cosmea, zinnia, stella di Natale, fucsia dal Messico         Geranio dal Sudafrica       Datura dall’America         Glicine, Falso gelsomino dalla Cina      Ortensie dal Giappone

 

photinia in fiore

Piante straniere molto frequenti in Italia:  Cedro del Libano dal Libano,        cedro deodara dall’India,          cedro dell’Atlante dal Marocco,           Agave, fico d’India, dal Messico,          Tuja orientale, ginkgo biloba, ailanto, metasequoia, Paulownia, Sophora, Photinia dalla Cina,           Cipresso di Lawson, calocedro, liquidambar, liriodendro, tuja occidentale, magnolia sempreverde, pino strobo, quercia rossa, sequoia, cipresso calvo, phytolacca decandra, catalpa, vite americana dagli USA          Vite canadese dal Canada           Araucaria dal Cile          Cicadina dalle Hawai       Eucalipto dall’Australia            Pino d’Aleppo, Albero di Giuda dalla Siria            Bougainville dal Brasile          Pittosforo dall’Asia       buddleja, lagerstroemia dalla Cina         mimosa dall’Australia         alkekengi, passiflora dagli USA        Canforo dall’Asia

 

Piante magiche

by 5 settembre 2019

verbasco

 

In passato le tante virtù delle piante, di cui molte sono medicinali o commestibili, le avevano fatte credere magiche, come tutto ciò di cui non ci si sapeva spiegare il funzionamento. Erano dunque rispettate e anche temute, a volte venerate. Negli alberi si credeva vivessero delle ninfe, le amadriadi, e nei boschi c’erano luoghi di culto dedicati a loro, alle fonti, a ciò che suscitava meraviglia per le sue incantevoli manifestazioni. La religione cristiana ha cercato in tutti i modi di distruggere il culto delle piante e dei fenomeni naturali, finendo col far dimenticare l’enorme debito che l’umanità ha nei loro confronti. San Francesco è stato il più importante fra quelli che invece onoravano la natura, sentimento a cui arriva chi sa guardarla, la conosce e cerca di capirla. Negli ultimi decenni la scienza ci ha dato le prove della sensibilità e intelligenza delle piante, piena di sorprese. E’ dunque la consapevolezza, invece della fede, che oggi può guidare verso un rispetto e un’attenzione che ripagano già solo nel metterli in atto. E’ molto più gratificante sapere di avere a che fare con esseri viventi sensibili che con degli oggetti da sfruttare!

PIANTE ERBACEE

L’achillea dai corimbi di piccolissimi fiori chiari, sempre e ovunque presente nei prati estivi, ha molte virtù che vale la pena di verificare: poche delle sue foglioline che sembrano fatte di pizzo, accelerano la decomposizione del compost e le secrezioni delle sue radici attivano la resistenza alle malattie nelle piante vicine, potenziando quelle medicinali e intensificando il profumo di tutte. E’ un potente cicatrizzante, conosciuto già ai tempi dell’eroe Achille, che se ne era servito per guarire il re Telefo. I druidi consideravano magici i suoi steli dalle fibre resistenti che usavano per fare previsioni meteorologiche, mentre i cinesi se ne servivano per la consultazione dell’I ching.

L’aneto, ombrellifera dai fiori gialli e dalle foglioline filiformi come quelle del finocchio, si usava nella vigilia di san Giovanni contro le stregonerie e i maghi lo usavano negli incantesimi, mentre gli inglesi emigrati in America chiamavano i suoi semi “da riunioni” perché li davano ai bambini per tenerli buoni durante i lunghi sermoni. Sono infatti aromatici e calmanti, anche del singhiozzo.

Il bulbo dell’aglio, che protegge da molte malattie, si riteneva facesse da scudo contro i vampiri. Di certo il suo odore che si diffonde anche attraverso la pelle, allontana chi non ne fa uso.

L’artemisia bruciando scacciava spiriti maligni

Il basilico, originario delle zone calde di Africa e Asia, ad Haiti è sacro alla dea dell’amore Erzulie ed è tenuta come talismano, mentre i messicani ne portano in tasca delle foglie per attirare i soldi e far tornare l’amata.

 

fiori di cicoria

 

L’amara cicoria che giova alla digestione e disintossica, era molto apprezzata anche alla tavola degli antichi romani nei loro banchetti. In estate fiorisce abbondantemente lungo le strade coi suoi bei fiori azzurri, che danno grazia ai luoghi più negletti. Si riteneva che la radice di questa pianta fosse magica e permettesse di diventare invisibili e invulnerabili, spezzando incantesimi.

L’aromatico cumino, ombrellifera dai piccoli fiori bianchi e foglie filiformi corte, usato fin dai tempi più antichi un po’ ovunque, era ingrediente dei filtri d’amore perché si riteneva che impedisse le separazioni. Di sicuro i suoi semi aiutano la digestione, profumano l’alito ed alleviano le flatulenze. Gli allevatori di piccioni viaggiatori ritenevano che se a quegli uccelli veniva dato mangime con farina di semi di cumino, diventava impossibile che si perdessero.

La felce si riteneva favorisse la chiaroveggenza e rendesse invisibili, probabilmente perché un tempo non si era capito che si riproduce con le spore e restavano invisibili dunque fiori e frutti. Contiene molto potassio, tanto che con la cenere di felci bruciate, in Irlanda si faceva la potassa per lavare i panni. Ma il potassio stimola anche le capacità cognitive, dunque la chiaroveggenza ha qualche piccolo aggancio.

Il finocchio selvatico, ombrellifera dai fiori gialli e foglie filiformi dall’effetto piumoso, ha molte proprietà curative ed era sacro agli antichi Anglosassoni per i suoi effetti contro le forze maligne.

L’eupatoria agrimonia dai fiorellini gialli che profumano di albicocca, era ritenuta dai Sassoni magicamente efficace contro tutti i mali.

L’iperico, detto anche Erba di San Giovanni perché la sua massima fioritura avviene intorno al solstizio d’estate e alla festa del santo, ha molte proprietà medicinali, tra cui quelle anti-depressive e si riteneva capace di allontanare gli spiriti maligni. Per questo lo si metteva sopra le immagini sacre appese al muro. Ha fiori gialli dai lunghi stami e foglie oblunghe che in controluce appaiono bucherellate.

Al marrubio, pianticella lanuginosa, si attribuiva la capacità di rompere gli incantesimi

La profumata olmaria, pianticella dai piccoli fiori giallo chiaro e foglie che ricordano vagamente quelle dell’olmo, era sacra ai druidi come il vischio, la verbena (che si usava per le profezie) e la menta d’acqua

 

frutto della peonia

 

La peonia era creduta capace di scacciare gli incubi notturni.

La pervinca, dalle profonde radici utili a consolidare il suolo, è stata chiamata violetta dei maghi (ma anche del diavolo) perché usata nei filtri magici contro le forze maligne. Ha buone proprietà medicinali.

I sumeri consideravano sacro il papavero, da cui si ricavano oppio e morfina

La salvia era venerata dai romani che la coglievano seguendo un rituale

Il semprevivo, pianta succulenta con foglie disposte come petali di rosa, che cresce spontaneamente sui tetti, era ritenuto dono di Giove per proteggere dalla stregoneria, da tuoni, fulmini e incendi

Il fiore arancione odoroso del tagete era sacro ai popoli andini perché proteggeva le patate, dai parassiti. I tuberi, di tantissime varietà, dimensioni e sapori, erano il loro cibo principale.

Si riteneva che il timo facesse vedere le fate

Il verbasco che fiorisce in giallo all’inizio dell’estate sui lunghi steli e con grosse foglie pelose era stato usato da Ulisse come talismano per impedire a Circe di trasformarlo in maiale come i suoi compagni.

Il vischio, pianta parassita i cui semi avvolti nella sostanza appiccicosa delle bacche bianche traslucide, vengono depositati dagli uccelli con le feci sui rami degli alberi, ha bisogno della luce per affondare le sue radici nel legno, mentre tutte le altre piante hanno bisogno del buio per attecchire nella terra. Era sacro ai druidi celti, soprattutto se cresceva su una quercia, albero caro al dio del tuono Thor quanto a Giove e Zeus. Il vischio veniva tagliato con un falcetto d’oro e non si lasciava cadere a terra. Con le sue foglie sempreverdi curavano molti mali perché questa pianta velenosa ha numerose proprietà curative.

 

sorbo degli uccellatori

 

ALBERI E ARBUSTI

L’alloro dalle foglie fortemente aromatiche usate in cucina, erano bruciate dalle profetesse di Apollo per purificare la mente nel loro fumo, prima di vaticinare.

In Irlanda si credeva che il biancospino appartenesse alle fate e dunque chi lo abbatteva era colpito da disgrazie.

L’albero di noce era ritenuto magico e preferito dalle streghe che si riunivano sotto i suoi rami. Pare che i fulmini non lo colpiscano perché le sostanze volatili emesse dalle sue foglie abbassano la conducibilità elettrica dell’acqua durante i temporali. Queste sostanze scoraggerebbero anche la crescita di altre piante nelle sue vicinanze.

Il nocciolo avrebbe la proprietà di sentire l’acqua sotterranea e dunque un suo ramo biforcuto tenuto fra le mani di un rabdomante si dice che vibri quando “sente” una vena d’acqua, da raggiungere scavando un pozzo.

Il sambuco dalle innumerevoli qualità medicinali, commestibili e pratiche era ritenuto magico per questo. Il flauto magico era fatto di sambuco.

Il sorbo proteggeva dalle streghe e dalla cattiva sorte. I druidi incidevano le rune sul suo legno. Nel Galles piantavano il sorbo vicino ai cimiteri per garantire l’eterno riposo ai morti.

 

Storia coraggiosa di Doran

by 24 agosto 2019

 

Questo libro scritto dall’inglese Linda Scotson nel 1985 ci fa seguire il percorso di riabilitazione di suo figlio cerebroleso, che dalla maggior parte dei medici era stato condannato a restarlo, ritenendo inutile ogni tentativo di recupero. La mentalità rigida che impedisce di considerare come possibile ciò che si discosta dalle proprie convinzioni è presente in molti esseri umani, tesi a reprimere gli slanci capaci di migliorare le condizioni di vita. A questo si era opposta la madre artista, da poco rimasta vedova e con una bambina di due anni, che l’aveva sostenuta con l’entusiasmo, l’inventiva e la curiosità tipiche dei giovanissimi. Saputo che in America, a Filadelfia, esisteva un Istituto per il Raggiungimento del Potenziale Umano, da cui poter essere seguita nell’impresa, la madre insieme alla figlia aveva potuto vedere gradualmente il piccolo Doran raggiungere negli anni la “normalità”.

Questo perché nel nostro corpo e dunque anche nel cervello, quando delle parti sono irreparabilmente danneggiate, altre parti possono svilupparsi e svolgere le stesse funzioni in modo eccellente, purché le si stimoli adeguatamente. La vita è estremamente creativa nella sua spinta a propagarsi e mantenersi, mettendo in atto strategie sorprendenti che vale davvero la pena di conoscere. Nel caso dei bambini cerebrolesi, per poter far svolgere loro gli esercizi con la frequenza necessaria occorreva e forse occorre ancora la collaborazione di un gran numero di parenti, amici e anche sconosciuti volenterosi, perché si tratta di un lavoro estenuante. Una simile solidarietà permette di verificare anche quanto il sentirsi utili, il vedere progredire qualcuno grazie al proprio impegno sia una medicina di tutto rispetto, da usare senza controindicazioni. Sarà difficile staccare lo sguardo dalle pagine del libro che ce lo narra.

Ormai in molti Paesi esistono Istituti per il Raggiungimento del Potenziale Umano, come esiste in Italia e chi ha bisogno di assistenza per vincere le condizioni difficilissime in cui possono trovarsi i loro figli, vi si possono rivolgere senza affrontare viaggi troppo impegnativi. Per chi non ha di questi problemi, leggere il libro amplierà la sua fiducia nelle possibilità di superare quelli che sembrano limiti invalicabili.

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