I miei articoli

Acqua e igiene: soluzioni ingegnose

by 15 agosto 2022

Warka water, raccoglitori d’acqua dall’umidità dell’aria – foto di Poet architecture

 

Forse anche in Italia sarà presto il caso, in certe zone siccitose, di ottenere l’acqua dall’umidità notturna con quella che sembra un’installazione artistica, realizzata per l’Etiopia dagli architetti italiani Arturo Vittori e Andreas Vogler. Si chiama Warka water, è fatta di bambù e bioplastica, progettata ispirandosi alle reti già utilizzate in vari Paesi per far condensare l’aria umida della notte o dei giorni nebbiosi, che si raccoglie in vasche. Warka water pesa solo sessanta chili ed è bellissima, per la sua forma e per la sua struttura eterea. Il nome è quello locale del fico sicomoro, albero sacro non solo perché generoso di cibo, ma perché con le sue radici raggiunge le falde d’acqua in profondità, facendola risalire e rendendola così accessibile anche a umani e animali.

Su come si sta ottenendo da decenni l’acqua dall’aria con le reti, trovate un articolo qui.

 

Kazuba toilet presso il lago Cei (TN)

C’è anche un altro dispositivo importante per la tutela dell’ambiente da un punto di vista igienico in tutto il mondo, dove manca in moltissimi villaggi creando problemi gravi di salute: la toilette. In Europa è utile nei boschi frequentati da molti escursionisti. In Trentino presso il lago Cei si può vedere in un prato una cabina di legno con un camino. Sul momento potrebbe sembrare un minuscolo rifugio di emergenza, ma si tratta invece di una toilette ecologica chiamata Kazuba che usufruisce delle leggi naturali e del senso civico degli utilizzatori per funzionare senza acqua, elettricità o prodotti chimici e mantenersi inodore. L’aria calda che si genera all’interno della cabina, anche per effetto del sole, viene aspirata naturalmente nel vaso della toilette per l’”effetto camino”provocato da una canna fumaria esterna, che ha le basi sotto la cabina di legno. In quella sede interrata si trovano due vasche di raccolta, dove si separano nella caduta i liquidi dai solidi. Il continuo passaggio d’aria, disidratando il contenuto si porta via attraverso il condotto esterno, l’aria che viene aspirata attraverso una ventola azionata dalla minima brezza.

La Kompotoi, in Svizzera, vista nel bosco al passo Maloja, utilizza la sabbia.

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Lettere da uno sconosciuto

by 10 agosto 2022

Film di Zhang Yimou 2014. Durante la rivoluzione culturale in Cina, un professore finisce in un campo di concentramento, accusato di essere controrivoluzionario. Dopo dieci anni riesce a fuggire e cerca la moglie e la figlia ancora giovanissima, che però vengono diffidate dai poliziotti dall’avere qualsiasi contatto con lui. La moglie cerca di aiutarlo quando le dà un appuntamento attraverso un messaggio ma la figlia, che ha subito fin da piccola i forti condizionamenti mentali del partito comunista, denuncia l’incontro. Finita la rivoluzione culturale l’uomo viene riabilitato e torna a casa, ma la moglie non lo riconosce, perché afflitta da amnesia psicogena, dovuta al trauma di quel tradimento della ragazza e delle sue conseguenze. Al posto dell’uomo che ancora ama e di cui aspetta il ritorno, vede nel marito un altro che l’aveva perseguitata e violentata. Per questo lo scaccia spaventata ogni volta che lui le si avvicina. Non avendo saputo difendersi da chi l’aveva fatta tanto soffrire, si ribella contro un innocente, che funge da capro espiatorio. Consigliato da uno psichiatra, il marito cerca di far rivivere alla moglie delle situazioni passate piacevoli con lui, senza risultato. Allora le manda una cassa piena di tutte le lettere che le aveva scritto senza poterle spedire e in quel modo sembra cominciare un po’ di speranza in quella dolorosa situazione.

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L’imperatore degli Stati Uniti

by 2 agosto 2022

case in stile vittoriano di San Francisco – foto da Wikipedia

 

Il 17 settembre del 1859, nella redazione del giornale San Francisco Bulletin entrò un uomo malvestito e sporco, chiedendo del direttore. E a lui spiegò di voler fare un annuncio alla popolazione attraverso il suo quotidiano: da quel giorno sarebbe stato l’imperatore degli Stati Uniti e protettore del Messico, col nome di Norton I. Forse fu il modo in cui la richiesta venne formulata o la simpatia per quell’uomo, ma contro ogni logica il direttore accettò di pubblicarla, perché era così sorprendente da garantire vendite straordinarie del giornale per la curiosità e il divertimento che avrebbe suscitato. Era una notizia capace di eclissare qualsiasi altra nell’intero Stato, anzi del continente e di movimentare parecchi giorni con la curiosità della gente verso una pretesa tanto stravagante. Chi era quell’uomo? Cosa gli sarebbe successo dopo una simile manifestazione di squilibrio? L’avrebbero subito rinchiuso in un manicomio o gli avrebbero dato corda? Il sedicente imperatore non era uno qualunque. Era stato ricco in passato, aveva vissuto nel lusso grazie alle sue imprese, ma un investimento sbagliato lo portò rapidamente al fallimento, riducendolo alla condizione di senzatetto. Si chiamava Joshua Abraham Norton, era di origine inglese ed era abituato a comandare, ad avere gente al suo servizio, a vivere nel lusso, ad incutere rispetto e anche nella sua condizione degradata aveva conservato la capacità di incuriosire, di interessare, di farsi ascoltare.

 

Joshua Norton – foto da Wikipedia

 

Così, invece di essere internato in uno di quei tristissimi, lugubri manicomi dove sarebbe stato dimenticato, aveva suscitato il più vivo interesse non solo nella gente comune, ma nelle personalità illustri di ogni genere, anzitutto in scrittori come Mark Twain e Robert Louis Stevenson. E chi non avrebbe voluto conoscere qualcuno di tanto singolare? Poteva avere perso il senno, ma conservava una sua dignità, modi educati e addirittura compiti, oltre alla capacità di imporsi fino ad una certa misura. Di insensato c’era la pretesa di essere imperatore in un Paese democratico, ma i suoi propositi erano quanto mai interessanti e all’avanguardia, come il miglioramento del sistema giudiziario, il rispetto e i diritti per i nativi americani e per i neri o il voto alle donne. Ispezionava i cantieri navali per migliorare le condizioni di lavoro e d’altra parte, quando andava alle prime teatrali il direttore lo faceva accomodare in un posto d’onore e nei migliori ristoranti otteneva gratis pasti luculliani. L’attrazione di una simile presenza ripagava abbondantemente ciò che riceveva e l’interesse per tanta originalità fu irresistibile addirittura nei confronti di un vero imperatore, quello del Brasile, Pietro II, che lo ricevette in udienza privata durante una sua visita a San Francisco. Norton I aveva la simpatia di tutti, che accettavano di buon grado le sue eccentricità ospitandolo e dandogli di che sostentarsi. Addirittura la polizia, dopo che un agente lo aveva arrestato per sottoporlo a cure forzate, si era dovuta arrendere all’indignazione dei cittadini, lo liberò e da allora lo aveva protetto e rispettato. Ai suoi funerali partecipò una folla enorme. Forse quella città ancora oggi così particolare aveva favorito ciò che altrove non si sarebbe verificato, forse una cosa simile poteva succedere solo in America, ma certamente quell’uomo aveva risvegliato in molti la speranza che l’impossibile sia questione di opinioni.

Su questa vicenda sono stati scritti più libri

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L’albero più solo del mondo

by 23 luglio 2022

Abete di Sitka dell’isola Campbell – foto da Atlasoscura

 

All’altro capo del mondo, nell’oceano più lontano, tra la Nuova Zelanda e l’Antartide ci sono isole dove il cielo è quasi sempre grigio e freddo, dove le piogge e il vento danno tregua per pochi giorni all’anno. Ecco perché nessun albero si installa qui spontaneamente e sono stati muschi e licheni, erbe ed arbusti le uniche presenze vegetali fino a un secolo fa quando l’allora governatore della Nuova Zelanda aveva fatto mettere a dimora un centinaio di abeti rossi di Sitka, originari della costa occidentale nordamericana, pare con l’intenzione di produrre legname. Ma il clima inclemente li aveva presto fatti morire tutti tranne uno. L’albero era ancora molto giovane quando qualcuno degli uomini che avevano abitato la stazione meteorologica adesso automatizzata, in un dicembre di nostalgia gli aveva tagliato la punta per farne un albero di Natale. Così, invece che nella forma conica tipica della sua specie, l’abete è cresciuto espandendosi a globo come un faggio, vigoroso e bello ma unico anche nella forma. E’ nelle isole Aukland a circa trecento chilometri di distanza che si trovano altri alberi, però di specie diverse.

 

rametto con pigna dell’abete di Sitka – Abies sitchensis – foto da wikipedia

 

Forse nessuno si sarebbe mai accorto di lui, se gli scienziati non avessero trovato nel suo legno la prova dell’inizio della nuova era in cui stiamo vivendo: l’Antropocene, quella in cui è l’uomo a modificare maggiormente l’andamento del pianeta. Le tracce dei cambiamenti epocali vanno cercate negli organismi più remoti della terra e sono chiamate “golden spikes” (chiodi d’oro), perché sono come infisse nel tempo in cui certi avvenimenti hanno influito sul mondo intero. Si trovano nei ghiacci perenni, nelle rocce, negli anelli degli alberi dove si imprimono indelebilmente i fatti rilevanti di ogni anno nella loro vita, visibili senza abbatterli né danneggiarli, facendo un sottile carotaggio nel fusto e chiudendo poi la ferita. Nel lungo, esile cilindro estratto dall’abete sono state letti i segni degli esperimenti nucleari, avvenuti a enormi distanze da lì

Dopo che l’uomo ha messo piede la prima volta nel 1810 sull’isola Campbell, l’ha sfruttata per la caccia alle foche e alle balene, oltre a farle subire danni con l’introduzione di bovini e di ratti. Dopo la loro eliminazione ha ritrovato in buona parte il suo equilibrio, è diventata patrimonio dell’UNESCO e vi si può sbarcare solo con permessi speciali. L’unico essere vivente di origini straniere rimasto sull’isola deserta è l’albero più solo del mondo, ma che è entrato nella storia.

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Giardini nell’aria

by 20 luglio 2022

Highline di New York – foto da Wikipedia

 

I giardini più originali delle grandi città sono ormai da anni quelli sospesi nell’aria, dove un tempo passavano la ferrovie sopraelevate, poi dismesse a favore di altri percorsi. I semi delle piante che volano col vento o con l’aiuto degli uccelli vi sono planati, hanno trovato accoglienza e con rami, foglie e fiori hanno fatto onore a quei luoghi che si sarebbero dovuti demolire. Così, per volere della popolazione, le pubbliche amministrazioni in vari casi hanno deciso di assecondare la trasformazione spontanea già in corso per realizzare nuovi giardini proprio lì, mentre tanti altri sparivano. E’ successo a New York, dove la linea che trasportava merci verso Manhattan, costeggiando il fiume Hudson, negli anni ottanta era stata abbandonata. L’interessamento dei cittadini aveva però infine portato ai lavori che dal 2006 al 2014 l’hanno trasformato in un percorso panoramico fra le piante, lungo 2,4 chilometri. Così, oltre a preservare in parte una testimonianza di vita passata si è creato uno spazio attraente per gli abitanti della città quanto per i turisti.

 

Promenade plantée di Parigi – foto da Viviparigi

 

A Parigi, tra Bastille e Vincennes si è fatto qualcosa di simile ancora prima, inaugurando nel 1993, la “Promenade plantée” lunga 4,7 chilometri.

Altre città del mondo hanno seguito l’esempio, ma a Valencia nel 1986 si è inaugurato un giardino sotto il livello delle strade, in quello che era stato il letto del fiume Turia. La decisione, presa per volere dei cittadini, è avvenuta in seguito a una terribile alluvione nel 1957, quando il fiume che passava in mezzo alla città, l’aveva allagata causando molti morti. Il comune aveva deviato il corso del fiume, allontanando la possibilità che si ripetesse un simile disastro, ma aveva previsto di far passare al suo posto un’autostrada urbana. Gli abitanti di Valencia si sono però opposti, proponendo che quell’alveo diventasse un lunghissimo giardino, di oltre sette chilometri. Così è stato e questo fiume di foglie è attraversato da molti ponti, per ammirare dall’alto un percorso che ben rappresenta il valore dell’unità d’intenti di tanti singoli, quando si interessano del bene comune.

 

Giardini della Turia a Valencia – foto da Wikipedia

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Bonobo: società al femminile

by 14 luglio 2022

volto di bonobo – foto da Salviamo la Foresta

 

Presso i nostri più prossimi parenti nel genere animale, le scimmie, vivono due specie simili nell’aspetto ma molto diverse nel loro comportamento. Sono da una parte gli scimpanzé, notoriamente aggressivi, che vivono comunemente in Africa centro-occidentale e dall’altra i bonobo decisamente pacifici, che abitano soprattutto in Congo. Entrambi sono molto intelligenti, utilizzano utensili, sono capaci di imparare a capire il nostro linguaggio, di rispondere alle nostre domande, di esprimere pensieri e sentimenti utilizzando simboli e figure. Non possono parlare solo perché non hanno i mezzi fisici ma sanno trasmettere insegnamenti complessi ai figli e ai compagni. Possiedono dunque una cultura notevole, usano un vero linguaggio come i cetacei e le are (pappagalli Brasiliani) e non solo dei suoni generici.

 

mamma e figlio bonobo – foto da Wikipedia

 

La loro vita sociale ha come riferimento principale un maschio dominante per gli scimpanzé e una femmina per i bonobo. I primi hanno comportamenti conflittuali che arrivano a vere e proprie guerre fra gruppi diversi, mentre i secondi passano buona parte del tempo in attività gratificanti, prendendosi cura gli uni degli altri come lo spidocchiamento, le grattatine o il sesso in varie forme, che viene praticato spesso al di fuori dei periodi di fertilità. E’ così che rafforzano le amicizie e allentano le tensioni, mentre quando le femmine sono nel periodo dell’estro diventano molto selettive nei confronti dei maschi e scelgono quelli che ritengono più idonei a diventare padri dei loro figli. Le effusioni anche omosessuali permettono di appianare i contrasti, lenire le sofferenze, favorire la risoluzione dei problemi e la collaborazione. Dopo la nascita i piccoli vengono allattati per tre o quattro anni, durante i quali la madre ha rapporti erotici senza essere fecondata e solo dopo lo svezzamento torna fertile. I bonobo sono più piccoli, col pelo e il muso più scuro degli scimpanzé, le labbra rosa. Entrambi sono onnivori, ma mentre i primi cacciano molto, i secondi lo fanno solo occasionalmente e, passando più tempo sugli alberi, si nutrono maggiormente di frutti, semi e foglie. E’ possibile che i bonobo abbiamo sviluppato sensibilità, empatia, altruismo e gentilezza anche grazie alla maggiore facilità nel procurarsi il cibo, visti i loro gusti vegetariani. Oltretutto le sostanze contenute nelle piante hanno effetti tendenzialmente calmanti su chi le mangia. Come sempre, tutto si tiene.

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