I miei articoli

Sammezzano: castello nel bosco di sequoie

by 2 marzo 2021

Il castello di Sammezzano (FI)

 

Fuori dall’abitato di Reggello (FI) nel territorio di Leccio, in cima a una collina tutta verde di grandi alberi, spunta l’ultimo piano di quello che chiamano il castello di Sammezzano, fantasia ottocentesca del marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona. Fiorentino, era ricchissimo di danaro e di fantasia, architetto e ingegnere, botanico e bibliofilo ma anche politico, che pur non essendo mai stato in Oriente, era tanto affascinato dal suo stile da sceglierlo per il palazzo in cui trascorrere ore di pace in mezzo a un bosco. In quell’epoca l’orientalismo era di moda, ma forse nel gusto del marchese c’era anche l’eco di un’epoca in cui gli spagnoli Ximenes d’Aragona, suoi antenati e proprietari della tenuta, erano arrivati al seguito di Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I dei Medici, signori di Firenze nel Rinascimento. La Spagna aveva cacciato allora da poco gli arabi dal regno di Granada, dalle favolose architetture di cui c’era certo una nostalgia, magari mai confessata. Durante quarant’anni, dal 1843 al 1889, Ferdinando Panciatichi aveva progettato e realizzato sul posto tutto ciò che gli era servito per rimodellare l’antica dimora con un carattere fiabesco dai tratti orientali. Per il bosco aveva voluto, insieme agli alberi caratteristici della zona, le straordinarie sequoie che solo nell’ottocento erano state viste per la prima volta dagli stupefatti europei arrivati in California, dove i giganteschi alberi plurimillenari svettavano con i loro ultimi rami fino a cento metri di altezza. Il marchese era stato fra i primi a metterle a dimora in Italia e nonostante molte non abbiano resistito ai danneggiamenti per le più diverse cause, durante il restauro del bosco ne sono state piantate di nuove. Lungo la strada sterrata che sale verso il castello, da decenni in attesa di una nuova destinazione, alcune sottili sequoie sempreverdi dalle foglioline scure, hanno fusti che arrivano a sei metri di circonferenza e un’altezza intorno ai quaranta.

 

Sequoie gemelle del parco

Grandi lecci, tigli ma anche cedri del Libano si mescolano ad altri alberi boschivi e in un grande prato vivono in armonia le tre specie di cupressacee di origine americana più diffuse nei parchi italiani: un cipresso di Lawson, un libocedro, una sequoia gigante. Si assomigliano vagamente nelle foglie simili a quelle dei nostri cipressi, ma i loro frutti legnosi sono molto diversi e il cipresso di Lawson ha quelli più piccoli, numerosissimi ma con un diametro che spesso è inferiore al centimetro. Nella parte bassa del parco una coppia di sequoie sempreverdi sono unite alla base per circa due metri, per poi dividersi, raggiungendo il cielo a cinquanta metri di altezza. In totale ce ne sarebbero circa duecentocinquanta. Queste sono le glorie arboree di un bosco che favorisce le fantasticherie e prepara ad immedesimarsi nello spirito di quel palazzo dove i saloni riprendono nella struttura e negli ornamenti i motivi vegetali cari alle architetture arabe e indiane, trasportando come su tappeti volanti verso la meraviglia. Sono rare le occasioni in cui il pubblico è ammesso alle visite guidate, utilizzando quella specie di lampada di Aladino che è il telefono intelligente dove di quando in quando appaiono gli avvisi di date e orari in cui assicurarsi una prenotazione. Per qualche tempo nel ventesimo secolo il castello di Sammezzano era stato albergo di lusso, ma senza quella fortuna che avrebbe meritato. Così era passato in altre mani e il suo destino è ancora oggi incerto.

Sequoie e altri alberi notevoli di tutte le provincie italiane sono nella sezione Alberi Monumentali di questo sito

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Stanotte la libertà

by 20 febbraio 2021

Saggio o romanzo? Di Dominique La Pierre e Larry Collins, 1975. Ecco uno dei libri più avvincenti che si possano immaginare in assoluto e non solo riguardo al tema trattato che è l’indipendenza dall’Inghilterra raggiunta dall’India nel 1947. Se tutti i testi di storia fossero scritti così, la si imparerebbe con piacere e facilità, perché il libro di 543 pagine in formato 16 x 21 in caratteri relativamente piccoli, descrive i diversi personaggi coinvolti in quella vicenda tragica e formidabile, con un’umanità che li avvicina al lettore come se li vedesse in un sogno. La Grande Anima Gandhi che con saggezza e coraggio aveva guidato il popolo verso quel traguardo, il viceré Luis Mountbatten e la moglie Edwina Ashley che avevano saputo far fronte con intelligenza e grande cuore alle enormi difficoltà di quella transizione, tutti gli altri numerosi protagonisti di quei mesi, i sentimenti di tanti personaggi del popolo, ma anche i favolosi marajà, le religioni, le usanze, gli animali, la complessità di un Paese tanto grande. Ci apre le porte e ci fa capire quanto da un momento all’altro possa cambiare ciò che sembrava inamovibile, come un vulcano che si risveglia dopo secoli di quiete, ma anche quanto un solo uomo possa influenzarne milioni, nel bene come nel male. E’ solo la coscienza a decidere in quale senso andare.

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Saperi minimi per salvare la qualità

by 15 febbraio 2021

Foglia e fiore di tiglio

 

Arbusti come il calicanto, che da dicembre a febbraio ci consolava del freddo invernale con il suo incomparabile richiamo odoroso, in molti casi ha perso quella qualità e un simile tristissimo destino ha colpito certi tigli, che a maggio e giugno annunciavano l’estate con la dolcezza dei loro fiori.

La perdita dei profumi è un danno a cui si può almeno in parte rimediare ricorrendo ad un metodo diverso dalla semina o dall’acquisto in vivaio: la talea. Occorre cercare una pianta che abbia ancora le caratteristiche originarie e tagliarle qualche rametto a cui far mettere le radici immergendole in acqua. Si prepareranno così dei cloni, dunque con le stesse caratteristiche della madre, che il seme non può garantire perché generato dall’incrocio di due piante. Si possono mettere a dimora dapprima in un vaso o un terrario, fino a che siano in grado di prendere possesso di un pezzo di terra libera. Ci vorrà più tempo per la loro crescita, ma si avrà la soddisfazione di sentire di nuovo il profumo, che in un certo senso è l’anima delle piante.

fiori e frutti di calicanto

 

Per quanto riguarda i tigli, gli alberi più crudelmente martoriati da chi ignora del tutto l’arte della potatura, occorre sapere alcune cose su di loro, che forse potranno salvarne qualcuno. La caratteristica che li distingue è la dolcezza, dovuta alla linfa particolarmente zuccherina che rende le giovani foglie commestibili in insalata e i fiori deliziosamente profumati, oltre che curativi perché emollienti e calmanti, dunque adatti a tisane per lenire i disturbi provocati dal freddo ai percorsi del respiro. Gli alimenti dolci sono prediletti dalle formiche, oltre che dagli afidi, piccolissimi parassiti che pungono le foglie per succhiarne la linfa. Ciò che espellono dopo la digestione è la sostanza appiccicosa detta melata, gradita anche dalle api che la portano all’alveare senza dover fare il lavoro che trasforma il nettare dei fiori in miele. Le formiche, per ottenere il dolce alimento portano addirittura gli afidi “al pascolo” sui tigli per poterli “mungere” con lievi tocchi. Ciò che si trova sotto i tigli nella bella stagione, purtroppo, viene imbrattato da ciò che cola dall’alto e gli automobilisti che parcheggiano alla loro ombra incolpano i poveri tigli, che invece sono le prime vittime di quei salassi. Il risultato è che vengono brutalmente mutilati di gran parte dei rami, compromettendone la bellezza e la salute, senza risolvere il problema. Una buona soluzione biologica è invece liberare sugli alberi le larve di coccinelle o di crisope, che si nutrono di afidi senza danni collaterali. Le due specie di graziosi insetti si possono acquistare presso i negozi di prodotti agrari.

I tigli martirizzati, invece, più vengono privati dei rami, più fanno crescere una gran quantità di polloni e rametti in basso, nel disperato tentativo di avere nuove foglie in grado di compiere la fotosintesi che produce linfa: il loro sangue.

Questo è solo uno dei tanti esempi che provano quanto la conoscenza di una situazione nel suo insieme sia indispensabile per capire come stiano davvero le cose e come si possa risolvere un problema. Agire a casaccio, facendo la prima cosa che passa per la testa è quasi sempre un errore.

Un articolo sul ruolo benefico delle coccinelle è qui.     Un articolo sui pregiudizi che riguardano le potature è qui.     Un articolo su come si fanno le potature è qui.  Uno con migliori illustrazioni è qui.

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Inconvenienti e pregi degli alberi

by 11 febbraio 2021

frutti di ligustro

 

Nella scelta degli alberi per il proprio giardino o per un parcheggio o per nascondere qualche bruttura edilizia, occorre anzitutto avere chiare le proprie esigenze e guardare al futuro, evitando di limitarsi alle preferenze estetiche. Può essere un sempreverde, che quindi fa ombra anche in inverno e può affrontare il peso di occasionali nevicate? Si può scegliere allora un ligustro, che fiorisce in bianco nella piena primavera e mantiene le sue piccole bacche blu a grappoli durante tutto l’inverno, fra le foglie lucide e relativamente piccole. E’ adatto alle siepi ma può diventare anche un albero di media grandezza. Occorre allora pensare alle dimensioni che avrà da adulto, lasciandogli intorno sufficiente spazio per svilupparsi in larghezza più che in altezza, perché quando un albero trova nelle sue vicinanze degli ostacoli al raggiungimento della luce è costretto ad allungamenti inopportuni. Siccome da giovane avrà un aspetto un po’ misero, si potrà valorizzare lo spazio vuoto con fantasia, in attesa della sua crescita.

 

fiori di ligustro

 

Se invece si vuole un albero deciduo, con una chioma sempre leggera, piacevole e luminosa, bellissima anche in inverno con la sua corteccia bianca, si può pensare alla betulla, che cresce velocemente ma può diventare molto alta e con le lunghe radici superficiali rischia di danneggiare tubature e fondamenta. Occorre dunque tenerla a distanza da ogni fabbricato e, se la si vuole mantenere bassa, sia lontana da altri alberi per evitare che si alzi troppo in cerca della luce. Se si rende necessaria una potatura, deve essere un bravissimo giardiniere a farla, in modo da non storpiarla, come purtroppo fanno in tanti. Fatevi mostrare foto delle sue potature o un giardino a cui ha messo mano con i tagli, per evitare bruttissime sorprese irreparabili. Le infiorescenze delle betulle sono insignificanti spighette e i frutti sono appena più consistenti delle infiorescenze. Quindi perfette per chi non vuole dover spazzare per terra.

 

Fiori dell’albero di Giuda sul fusto

 

Se si vuole un albero che dia movimento e rompa la monotonia, quello di Giuda,  Cercis siliquaster è l’ideale perché ha la tendenza a curvarsi con grazia e creare piacevolissimi effetti. Verso Pasqua fiorisce in color fucsia anche sul fusto, ha foglie rotonde e relativamente piccole e come frutti dei piccoli baccelli piatti. Gli piace un terreno piuttosto asciutto e calcareo, cresce lentamente e non diventa mai molto grande.

 

foglie e frutti dell’Albero di Giuda

 

Occorre dunque porsi sempre domande come: il terreno che accoglierà l’albero è umido o secco? Che clima c’è nella zona? Che tipo di piante si trovano nel vicinato, per potersi armonizzare o creare un piacevole contrasto? Occorrerà tener conto del tipo di radici: superficiali o profonde? Sotto la terra del giardino cosa c’è? Altra terra, sassi, detriti, tubature? Che tipo di fiori fa? Ci sono quelli che a terra lasciano poche tracce, come il melo e le altre rosacee o che ne lascia un tappeto per qualche settimana come la sophora japonica. E i frutti? Il fico ne lascia cadere tanti che imbrattano e attirano le vespe, il gelso nero sporca terribilmente, mentre il corbezzolo è più accettabile. E le foglie? La paulownia che fiorisce il lilla con magnifico effetto, ha grandissime foglie che quando cadono creano un tappeto piuttosto spiacevole da vedere e da smantellare.

Presso i vivaisti occorre rivolgersi a chi, oltre ad essere commerciante è vero conoscitore di piante, altrimenti sarà difficile avere il consiglio giusto.

Alberi adatti ad ombreggiare i parcheggi, e Alberi belli anche in inverno, sono due degli innumerevoli  articoli sugli alberi che potrete trovare nella sezione Piante di questo sito, di cui potete vedere i titoli sulla destra di questa pagina.

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Nei panni altrui (seconda parte)

by 2 febbraio 2021

 

Segnalo la bellissima canzone “io sono l’altro” di Niccolò Fabi, che si può trovare su you tube, a proposito del mettersi nei panni altrui e qui di seguito cito esempi di piccole azioni per applicare il principio in questione.

Spesso si agisce come se tutti avessero le stesse proprie informazioni, le stesse possibilità, ma anche le stesse attitudini e lo stesso carattere nostro e dunque viene tralasciato ciò che è invece indispensabile per capire e farsi capire. Senza comprendere come stanno davvero le cose è impossibile fare valutazioni corrette e i malintesi, i guai e i dolori ne sono la conseguenza. La maggior parte di noi comunque desidera sentirsi utile, stimata e rispettata, oltre che amata. Dunque si può essere quasi certi che chiedendoci cosa proveremmo se venissimo trattati nello stesso modo che riserviamo a certe persone, può farci percepire quanto a volte le mortifichiamo. Anche se ce ne sono di poco sensibili e poco generose, con le quali occorre un grande investimento di pazienza e buona volontà per ottenere qualche risultato, ce ne sono altre che invece ricompensano subito con altrettanta gentilezza quella che ricevono. Almeno con loro occorrerebbe sollecitare al massimo il nostro potenziale empatico, stando più attenti ai comportamenti e alle parole che usiamo. In particolare, lasciarsi andare a parole crude e villane, ritenendo che questo faccia parte della sincerità, è una mancanza di rispetto che offende colui (o colei) a cui sono dirette e involgarisce chi le pronuncia. Se si è in disaccordo su qualcosa va espresso moderando i termini, anche perché si potrebbe essere in errore nel giudizio, come succede spesso a chi si esprime rudemente perché poco abituato a pensare (che è ben diverso dal rimuginare) prima di parlare o di scrivere.

 

 

Succede che quando si è in compagnia e si incontra un conoscente o un amico, che però è sconosciuto a chi è in quel momento con noi,  non lo si presenti né lo si faccia partecipare alla conversazione, col risultato di far sentire l’altro come inesistente. Oppure spesso si presenta una persona a un’altra dicendone solo il nome, senza dare qualche indicazione che possa favorire una buona impressione, come per esempio: “questa è Soraya, che conosce le musiche più diverse e le piace tanto ballare”. Senza un minimo di indicazioni, salvo che almeno uno dei due interlocutori sia particolarmente disinvolto e sollecito, quella presentazione cadrà nel vuoto e l’imbarazzo impedirà una conoscenza che si sarebbe potuta sviluppare bene. Anche nei gruppi, a volte la conversazione si svolge solo fra chi si conosce da tempo, senza cercare di coinvolgere una persona che ancora non è in confidenza e magari sta zitta solo perché è difficile inserirsi o preferirebbe un altro argomento. Lasciare che resti ignorata può rendere penosa la permanenza a lei e far perdere un’occasione a tutti. Fare delle nuove conoscenze piacevoli e utili è difficile, soprattutto quando si comincia ad essere anziani e si finisce col restare isolati, anche se si è socievoli e interessanti. Più una persona è sola e meno è ricercata, perché istintivamente si tende ad associare le migliori qualità a chi è più circondato da amici e conoscenti. Invece, spesso, ha più seguaci semplicemente chi è più nella norma, adatto a qualsiasi compagnia e proprio per questo a volte più superficiale e meno capace di apportare qualcosa che fa progredire nella propria educazione. Ciò che è facile può essere piacevole, ma raramente permette un miglioramento di sé.

Cominciando da piccoli cambiamenti del genere si potrà abituarsi ad accorgersi di tante cose ignorate in precedenza e a rendersi conto che le proprie idee fisse possono spesso tradursi in comportamenti disumani, senza esserne consapevoli, soprattutto perché spesso sono adottati da troppe persone e il numero trasforma una piccola cosa in un grande male. Di questa mancanza di consapevolezza, però, si è responsabili.

Per leggere la prima parte dell’articolo cliccare qui

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Nei panni altrui (prima parte)

by 24 gennaio 2021

 

Molti credono che solo quanto è spontaneo sia buono e giusto. Ma viene spontaneo anche pensare male e fare del male, magari solo perché qualcuno non ci piace, anche senza che ci abbia fatto alcun torto. Fare del bene contro voglia rende falso il gesto, ma la forzatura c’è solo quando si pensa unicamente all’immediato, senza considerarsi parte di qualcosa che è più grande di sé e della propria cerchia. Quando invece si considera come fonte di soddisfazione anche il bene di un’altra persona o dell’intera comunità, o comunque ciò che è giusto e ben fatto, ecco che l’impulso positivo che prima mancava sorge spontaneo addirittura anche senza che ci sia il proprio diretto tornaconto. Questa grande differenza avviene quando si ribalta il proprio punto di vista. Abbiamo sperimentato varie volte che la stessa cosa può apparire in tutt’altro modo quando la si guarda da sopra anziché da sotto, ben illuminata o con scarsa luce, da sola o confusa fra altre. E vedendola in modo diverso ne cogliamo caratteri che in altro modo ci erano sfuggiti, così che siamo in grado anche di trattarla diversamente. Così possiamo fare nei riguardi delle persone, delle idee, dei fatti, che un punto di vista unico e fisso mantiene bloccati. E per passare dalla visione solipsistica a quella inclusiva basta tener sempre presente anzitutto il principio che dice: “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Mettersi nei panni altrui, cercare di immaginarsi al suo posto, figurarsi le sue difficoltà, la sua sofferenza, le sue carenze e le sue incapacità. Come ci sentiremmo noi al suo posto? E come vorremmo essere trattati? Occorre evitare di giudicare le condizioni che hanno portato all’eventuale situazione di vulnerabilità altrui, perché richiederebbe un’accurata e oggettiva conoscenza che spesso è impossibile avere e senza la quale la visione delle cose viene falsata. A questo proposito potete leggere l’articolo Incomprensioni e ingiustizie che si potrebbero evitare. Per spostare il proprio punto di vista è naturalmente molto utile ascoltare altre versioni rispetto alla propria o della propria cerchia.

 

 

Quando si è gentili, disponibili, generosi solo con quelli verso cui viene spontaneo pensando unicamente al proprio ambito, in realtà si dà qualcosa che viene dall’istinto rapido, intenso ed efficace ma  poco propenso ad accettare situazioni nuove. Amorosi verso la propria famiglia e amici lo sono spesso anche i delinquenti incalliti, che uccidono o rovinano le altre persone. Lo erano anche i nazisti, i dittatori e i persecutori di popoli. La loro spontaneità nel nuocere agli altri, che certo ritenevano giusta, era qualcosa di pessimo perché mettersi nei panni altrui era per loro impensabile. I moti spontanei sono buona cosa ma quando sono sotto la supervisione della coscienza che di volta in volta sa distinguere bene e male, facendo un percorso interiore di consapevolezza. Cito un detto indù, preso dal libro “La città della gioia

Se hai due pezzi di pane danne uno ai poveri, poi vendi l’altro e compera dei giacinti per nutrire la tua anima

Se bastasse fare il bene solo quando viene spontaneo non ci sarebbe bisogno dell’educazione in tutte le sue forme, perché educarsi comporta la disponibilità a capire e cambiare, affrontando disagio, tempo e fatica. Questo, però, permette di ottenere ottimi risultati per una vita appagante. Così la limitazione di quella che sembra (ma non è) libertà diventa la liberazione dalla dittatura delle pulsioni. (vedere anche Quale libertà?)

Per educarsi volentieri dunque, occorre tener presente un bene superiore a quello immediato. Con educarsi si intende qualcosa che va al di là dell’istruzione e della destrezza, perché si tratta di abituarsi a desiderare la felicità o almeno la soddisfazione altrui quanto la propria, cominciando col fare bene il proprio lavoro. Il senso civico, la comprensione, la ricerca della giustizia, della verità, faranno sì che nessuna forzatura, nessuna diminuzione della libertà saranno sentite quando si agirà così. E mai ci si sarà sentiti tanto ricchi.

Certo, sono in tanti anche quelli verso cui è davvero troppo difficile essere comprensivi e generosi. Ma cominciamo da chi dimostra di avere buone disposizioni.

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