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Meglio il confronto del conflitto

by in Umanità

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I fraintendimenti che provocano tanti inutili litigi fra le persone, potrebbero essere ridotti se ci fosse un maggiore scambio di informazione e conoscenza reciproca. Ciascuno, infatti, vedendo le questioni quasi sempre soprattutto dal proprio punto di vista, ritiene che la ragione sia tutta sua. Salvo casi relativamente rari, però, le cose stanno diversamente. Ciascuno ha delle motivazioni che, quando vengono considerate e riconosciute, permettono di ridimensionare le questioni e di trovare un punto intermedio su cui ci si possa intendere.

Quando ci si sente offesi dal comportamento o dalle parole di qualcuno, anziché aggredirlo è buona cosa chiedergli prima di spiegarsi. Probabilmente si scoprirà che i motivi per litigare sono molto più ridotti.

Il contatto per conoscere la situazione di chi è coinvolto in una faccenda che ci tocca, dovrebbe essere alla base anche di ogni decisione riguardo a persone diverse da noi. Molti obbiettano che la cosa richiede troppo tempo e non è possibile. Ovviamente bisogna sapersi organizzare in modo razionale. Il tempo e le energie risparmiate in questa maniera saranno, allora, consistenti.

Chi è all’interno di un sistema, come per esempio la pubblica amministrazione, tende a comportarsi secondo un metodo di gerarchia piramidale paternalistico, che esclude quasi del tutto la discussione e il confronto, privilegiando il controllo dall’alto. A parte la sgradevolezza del metodo in sé, questo diventa inefficace quando le situazioni e le persone da controllare sono molto numerose. Si crede di raggiungere lo scopo incrementando le procedure, ma non si fa altro che intasare e bloccare ogni progresso, con danno del controllore e del controllato. Il metodo migliore si trova nell’equilibrio, raggiungibile attraverso un contatto di conoscenza reciproca, dunque di informazione e poi educazione reciproca. Richiede inizialmente più tempo, ma ne fa risparmiare parecchio sul lungo termine.

Gli esperimenti fatti su persone e scimmie hanno provato che possediamo la capacità di immedesimarci nei sentimenti altrui, quando li vediamo espressi. Possiamo così comprendere almeno un po’ il loro modo di vedere le cose e comprenderle, per poi agire di conseguenza. Questo, però, funziona con maggiore o minore efficacia, a seconda di come siamo abituati. Ogni facoltà richiede allenamento e ben raramente riesce, se non mantenendola sveglia.