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Museo della comunicazione a Bologna

by in Arte e cultura, Musei della natura e dell'uomo
foto dal sito ningizhzidda.blogspot.it

foto dal sito ningizhzidda.blogspot.it

 

Appena si entra nel Museo della Comunicazione di Bologna, che la passione di Giovanni Pelegalli per la radio ha realizzato nel corso della propria vita, si vedono gli strani oggetti che hanno permesso di verificare e sperimentare i fenomeni elettromagnetici Sono apparecchi belli e misteriosi, come i dischi che generano scariche visibili e udibili, quando li si fa strofinare ruotandoli. Gli antichi apparecchi per gli esperimenti hanno parti in legno, in vetro, in rame, in ottone che a momenti fanno pensare a giocattoli e, in un certo senso, lo sono quando vengono manovrati per dimostrare ciò che in natura avviene da sempre e che per la maggior parte di noi sono meravigliose, sorprendenti novità.

Lo erano state anche per gli scienziati, quando si erano resi conto che luce e radiazioni invisibili ai nostri occhi, si spostano nell’aria come onde. A quelle di lunghezza maggiore era stato dato il nome di radio e Rudolf Hertz ne aveva provato l’esistenza nel 1888. E’ su di loro che i suoni, trasformati in segnali elettromagnetici emessi da un’antenna trasmittente, raggiungono quella ricevente alla velocità della luce, per essere tradotti di nuovo nella forma originaria e darci l’illusione di essere sul posto dove nascono come musica, parole, rumori.

macchina elettrostatica

macchina elettrostatica

 

Un passo dopo l’altro, comprendendo man mano i fenomeni dell’elettricità e del magnetismo, il lavoro di tanti scienziati nel corso dei secoli ha portato Guglielmo Marconi a mettere a frutto la conoscenza dei fenomeni naturali, fino ad inventare la radio nel 1895, da cui discendono le tecnologie moderne che comportano una qualsiasi trasmissione di segnali senza fili.

Dai primi apparecchi radiofonici e dalle semplici antenne delle origini, stipati nel Museo della Comunicazione, si può seguire l’evoluzione della tecnica che ha portato gli enormi progressi nella comunicazione a distanza in tutte le sue forme nel ventesimo secolo. Apparecchi eleganti come mobili di pregio che trasmettevano inizialmente solo la voce, ma che prestissimo hanno riprodotto le immagini per diventare la televisione che conosciamo, fino ad arrivare ai computer.

 

antichi fonografi

antichi fonografi del museo della comunicazione

 

Ci sono, però, anche antiche pianole, carillon, fonografi, giradischi e rutilanti juke box, apparecchi telefonici e cinematografici.

Tutto è funzionante e, oltre agli esperimenti che Giovanni Pelagalli fa per appassionare i ragazzi in visita scolastica durante tutto l’anno, si possono ascoltare dischi di ogni epoca, oppure le musiche affascinanti dei carillon o delle pianole.

La natura, in questo museo, è presente nel suo lavoro invisibile agli occhi, ma ben percepibile negli effetti. Senza di lei, niente sarebbe possibile.

 

www.museopelagalli.com

A Bologna si potranno vedere molti begli alberi monumentali nei diversi parchi pubblici e lungo le strade