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Nei panni altrui (prima parte)

by in Umanità

 

Molti credono che solo quanto è spontaneo sia buono e giusto. Ma viene spontaneo anche pensare male e fare del male, magari solo perché qualcuno non ci piace, anche senza che ci abbia fatto alcun torto. Fare del bene contro voglia rende falso il gesto, ma la forzatura c’è solo quando si pensa unicamente all’immediato, senza considerarsi parte di qualcosa che è più grande di sé e della propria cerchia. Quando invece si considera come fonte di soddisfazione anche il bene di un’altra persona o dell’intera comunità, o comunque ciò che è giusto e ben fatto, ecco che l’impulso positivo che prima mancava sorge spontaneo addirittura anche senza che ci sia il proprio diretto tornaconto. Questa grande differenza avviene quando si ribalta il proprio punto di vista. Abbiamo sperimentato varie volte che la stessa cosa può apparire in tutt’altro modo quando la si guarda da sopra anziché da sotto, ben illuminata o con scarsa luce, da sola o confusa fra altre. E vedendola in modo diverso ne cogliamo caratteri che in altro modo ci erano sfuggiti, così che siamo in grado anche di trattarla diversamente. Così possiamo fare nei riguardi delle persone, delle idee, dei fatti, che un punto di vista unico e fisso mantiene bloccati. E per passare dalla visione solipsistica a quella inclusiva basta tener sempre presente anzitutto il principio che dice: “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Mettersi nei panni altrui, cercare di immaginarsi al suo posto, figurarsi le sue difficoltà, la sua sofferenza, le sue carenze e le sue incapacità. Come ci sentiremmo noi al suo posto? E come vorremmo essere trattati? Occorre evitare di giudicare le condizioni che hanno portato all’eventuale situazione di vulnerabilità altrui, perché richiederebbe un’accurata e oggettiva conoscenza che spesso è impossibile avere e senza la quale la visione delle cose viene falsata. A questo proposito potete leggere l’articolo Incomprensioni e ingiustizie che si potrebbero evitare. Per spostare il proprio punto di vista è naturalmente molto utile ascoltare altre versioni rispetto alla propria o della propria cerchia.

 

 

Quando si è gentili, disponibili, generosi solo con quelli verso cui viene spontaneo pensando unicamente al proprio ambito, in realtà si dà qualcosa che viene dall’istinto rapido, intenso ed efficace ma  poco propenso ad accettare situazioni nuove. Amorosi verso la propria famiglia e amici lo sono spesso anche i delinquenti incalliti, che uccidono o rovinano le altre persone. Lo erano anche i nazisti, i dittatori e i persecutori di popoli. La loro spontaneità nel nuocere agli altri, che certo ritenevano giusta, era qualcosa di pessimo perché mettersi nei panni altrui era per loro impensabile. I moti spontanei sono buona cosa ma quando sono sotto la supervisione della coscienza che di volta in volta sa distinguere bene e male, facendo un percorso interiore di consapevolezza. Cito un detto indù, preso dal libro “La città della gioia

Se hai due pezzi di pane danne uno ai poveri, poi vendi l’altro e compera dei giacinti per nutrire la tua anima

Se bastasse fare il bene solo quando viene spontaneo non ci sarebbe bisogno dell’educazione in tutte le sue forme, perché educarsi comporta la disponibilità a capire e cambiare, affrontando disagio, tempo e fatica. Questo, però, permette di ottenere ottimi risultati per una vita appagante. Così la limitazione di quella che sembra (ma non è) libertà diventa la liberazione dalla dittatura delle pulsioni.

Per educarsi volentieri dunque, occorre tener presente un bene superiore a quello immediato. Con educarsi si intende qualcosa che va al di là dell’istruzione e della destrezza, perché si tratta di abituarsi a desiderare la felicità o almeno la soddisfazione altrui quanto la propria, cominciando col fare bene il proprio lavoro. Il senso civico, la comprensione, la ricerca della giustizia, della verità, faranno sì che nessuna forzatura, nessuna diminuzione della libertà saranno sentite quando si agirà così. E mai ci si sarà sentiti tanto ricchi.

Certo, sono in tanti anche quelli verso cui è davvero troppo difficile essere comprensivi e generosi. Ma cominciamo da chi dimostra di avere buone disposizioni.

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