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Piante emblemi di nazioni

by in Piante

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Molte nazioni hanno piante, animali, oggetti o personaggi da cui si sentono rappresentati, perché contano o hanno contato molto. Spesso ce n’è più d’uno e, a meno che non compaiano sulle bandiere o i documenti, ci possono essere dei disaccordi sulla loro identità. Conoscere gli emblemi delle diverse nazioni permette di sapere cose che altrimenti sfuggirebbero.

 L‘Italia è rappresentata dal pino domestico, che produce i gustosi semi chiamati pinoli. Per questo l’albero, che con l’età prende la forma ad ombrello, è stato diffuso artificialmente sul territorio già al tempo dei romani. Dopo l’unità d’Italia anche il corbezzolo ne è diventato simbolo, perché l’arbusto, che diventa anche albero sempreverde, a fine autunno porta contemporaneamente anche i bei fiorellini a campanula bianchi ed i frutti simili a grosse ciliegie ruvide, di colore rosso. Tanto il pino domestico quanto il corbezzolo crescono dall’Italia centrale in giù.

 La Svizzera ha la stella alpina, anche se il fiore in un lontano passato esisteva solo in Asia. Il fatto, però, di crescere ad alta quota, lo rende idoneo ad un paese montagnoso come quello.

 La Francia ha il giglio, o meglio l’iris, fiore di San Luigi (Luigi IX, 13° sec.), diventato poi simbolo della casa regnante dei Borboni.

 La Bulgaria ha la rosa, coltivata in grandi quantità per estrarne l’essenza, usata in profumeria e in medicina. Le rose attuali sono frutto di selezione artificiale creata dall’uomo, a partire dalla semplice rosa selvatica a cinque petali, alla cui famiglia appartengono alberi come il melo, il pero, il ciliegio e tutti quelli da frutto con fiori a cinque petali, comuni da noi. Il frutto della rosa canina è ricchissimo di vitamina C e ci si fanno infusi e marmellate. Si chiama canina perché pare che l’infuso delle sue radici curi la rabbia.

 L’Olanda ha il tulipano, importato dalla Turchia nel cinquecento, protagonista di follie finanziarie nel seicento, coltivato in grande quantità ancora oggi.

 L’Irlanda è rappresentata dal trifoglio sacro ai druidi celti perché curativo e benefico anche per il terreno che, nella sua qualità di leguminosa, arricchisce di azoto. Il trifoglio è stato usato da san Patrizio, patrono della nazione, per spiegare la trinità

 L’Inghilterra ha per simbolo la rosa, dato che quella rossa rappresentava la casata Lancaster e la bianca la York. Le due famiglie si sono combattute 30 anni per il regno, nella guerra detta “delle due rose” vinta dai Lancaster.. Il bel fiore era stato importato nel trecento dalla Provenza, terra d’origine di Eleonora, moglie di Enrico III.

 La Norvegia ha l’erica come fiore nazionale. È una pianta che cresce su terreni poveri, acidi, dove gli alberi faticano a crescere a causa del vento, dello sfruttamento troppo intenso del suolo, dovuto anche agli incendi o al taglio a raso. L’erica fiorisce a seconda dei casi dalla primavera all’autunno con minuscole campanule rosa o bianche su ramoscelli sottili e resistenti, tanto che un tempo se ne facevano scope. Può essere molto bassa o in forma d’alberello. In quel caso, il suo legno al colletto veniva usato per fare pipe, data la sua resistenza al fuoco.

 La Russia ha la betulla, che popola i grandi boschi delle sue pianure siberiane.

 Il Libano ha sulla sua bandiera il grande cedro, una maestosa conifera che ne ricopriva le montagne e che da noi si trova spesso nei grandi giardini privati e pubblici.

 L’Egitto ha per simbolo il papiro, pianta abbondante lungo il Nilo, con la quale si fabbricava la carta, ricavandola dal midollo, che poteva anche essere mangiato. Galleggia sull’acqua insieme ai numerosi fratelli con cui intreccia i rizomi, da cui si alzano i fusti cavi con caratteristiche ombrelle di fiori piumosi e lunghe foglie. Forma superfici al di sotto delle quali, come dentro delle grotte, si rifugiano i coccodrilli. Quando il livello del fiume cala, le grotte si richiudono.

 Il Marocco ha come albero sacro l’argan, sempreverde dai frutti gialli simili alle olive, da cui si estrae un olio commestibile e curativo di numerosi problemi della pelle.

 Il Senegal ha come simbolo il baobab, enorme e magnifico albero caratteristico delle zone aride africane.

 L’isola El Hierro delle Canarie riteneva sacro l’Ocotea foetens detto l’albero della pioggia perché le nuvole portate dai particolari venti della zona, si condensano in pioggia nelle loro chiome.

 Il fiore emblema del Cile è il copihue, la Lapageria rosa, a forma di campana formata da 6 petali, lunghi anche 15 centimetri, da cui nasce un piccolo frutto commestibile. Vive nei boschi umidi del centro-sud, vicino a Valpairaiso ed è soggetto di antiche leggende dei mapuche, i nativi cileni.

 Il Sudafrica è rappresentato dalla Protea cynaroides, un grande fiore, che può raggiungere il diametro di 30 cm. Si tratta più precisamente di molte infiorescenze riunite e circondate da brattee rosa, che nascono da un arbusto sempreverde. Durano molto a lungo e sono belle anche disseccate.

Come albero ha l’Eerithryna caffra o albero corallo, per il tono di rosso dei suoi fiori che lo ornano a lungo, a primavera, ma anche dei suoi frutti, i cui semi sono usati per farne collane. Attecchisce facilmente e, come leguminosa, migliora i terreni in cui cresce e dove è impollinato da insetti ed uccelli. Lo si considerava sacro e lo si piantava sulle tombe dei capi zulu. Il suo legno spugnoso e tenero lo ha reso adatto a farne canoe. Le foglie e la corteccia, velenose, sono anche medicinali.

 Il Madagascar ha come simbolo il ravenala, detto impropriamente palma del viaggiatore, una streliziacea dalle grandi foglie disposte a ventaglio.

 Cuba ha come pianta simbolo una palma, la Roystonia regia, ma la Ceiba pendandra ha un valore simbolico maggiore. E’ infatti un albero sacro in molti luoghi, conosciuto anche come albero del kapok e, in paesi francofoni, come fromager, per la consistenza leggera del suo legno alveolato, simile a formaggio fresco. Il kapok è invece la lanugine che avvolge i semi per disperderli volando, come fa il nostro pioppo femmina.

 Il Messico ha sullo stemma il fico d’India, la Opuntia ficus indica, su cui è appollaiata un’aquila con in bocca un serpente, perché è la pianta su cui si era posato il rapace che indicava dove dovesse sorgere la città Maya che è adesso Città del Messico. Le giovani pale del fico d’India sono commestibili e curative del diabete. Da noi si mangiano più comunemente i frutti.

Come albero ha l’ahuehuete, il cipresso di Montezuma, (Taxodium mucronatum) di cui l’esemplare più imponente si trova a Oaxaca, ha duemila anni di età ed il maggior diametro di albero al mondo: circa cinquanta metri.

 Il Guatemala ha la Ceiba pentandra, albero sacro, enorme, bellissimo, dalle caratteristiche radici a contrafforti, che partono da un’altezza di alcuni metri da terra, per poi serpeggiare lungo il terreno, alte anche un metro e strette fino a 20 centimetri. La ragione di simili radici è la necessità di sostenere il grande albero su terreni molli perché paludosi. Il legno è spugnoso e leggero, come formaggio fresco. Per questo i francesi lo chiamano fromager. E’ chiamato anche albero del kapok, per il grande baccello che contiene fibre bianche e leggere, adatte a trasportare i piccoli semi in volo lontano dalla pianta madre.

 L’Argentina ha l’Ilex paraguaiensis, un arbusto parente dell’agrifoglio, come pianta simbolica, da cui si ottiene il mate, l’infuso fatto con le sue foglie e bevuto continuamente da un contenitore ricavato da una piccola zucca tonda.

 L’India ha il banyan, un tipo di ficus dalle radici aeree che scendono dai rami per poi ingrossarsi e formare nuovi tronchi. Il Ficus religiosa, che ha le foglie simili a quelle del tiglio e del pioppo nero, ma con una lunga punta. Appartiene alla famiglia di quello sotto cui si dice che il buddha abbia avuto l’illuminazione. Cresce lontano dai congeneri, in mezzo ad altre specie. Anche l‘Elaeocarpus ganitrus, meglio conosciuto come rudraksha è sacro, conosciutissimo per i suoi semi bitorzoluti molto belli, usati come grani di collane e rosari, dalle molte virtù curative, anche solo stando a contatto quasi continuo con la pelle. I semi più belli e grandi hanno quotazioni altissime, come i gioielli.

 Il Giappone ha il ciliegio da fiore, che a primavera attrae migliaia di persone per festeggiarlo ed ammirare la bellezza delle sue corolle bianche e rosa. Il Ginkgo biloba è sacro sia per la sua grande resistenza che per le sue numerose qualità curative.

 Il Canada ha l’acero, per le grandi estensioni di quest’albero le cui foglie in autunno diventano gialle, rosse, viola in tali meravigliose sfumature che grandi comitive di persone vanno a vedere lo spettacolo. L’acero canadese produce una linfa zuccherina con cui si fa lo sciroppo dolcificante tipico americano.

La Polinesia francese, e in particolare Thaiti, ha come emblema la Gardenia thaitiensis, conosciuta come tiaré, fiore bianco e dal dolce profumo inebriante che, oltre ad assere usato per i profumi è anche mescolato all’olio di cocco come protettivo ed ammorbidente della pelle. Questo fiore portato sopra l’orecchio destro di una ragazza significava la sua condizione di nubile, mentre sopra il sinistro era segno del suo impegno sentimentale. Coi fiori di tiaré si fanno anche le collane di benvenuto ai visitatori.