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Rendersi utili al mondo per essere utili a se stessi

by in Umanità

Cipresso calvo con pneumatofori che aiutano l’albero a respirare

 

Sentirsi utili è importante per dare senso alla propria vita, agendo a favore di altri che ne hanno bisogno e sentendo così l’appartenenza ad una cerchia in cui non si viene abbandonati. Il contributo al bene comune è fra le modalità necessarie per dare a se stessi qualcosa di veramente fondamentale ad una vita soddisfacente: la solidità interiore. E’ con questa che si possono affrontare le difficoltà mantenendo il buonumore, la gentilezza, le idee chiare adatte a trovare le soluzioni che tengono sempre conto del rispetto dovuto gli altri, intendendo le persone, gli animali, le piante, l’intero ambiente.

Per compiere i passi giusti in questo senso occorre dedicare del tempo alla riflessione e alla conoscenza di se stessi, fondamentale per conoscere correttamente gli altri, ma le giornate sono piene di attività che sembrano impedire la sosta e il silenzio necessari a comprendere quanto ci si lasci distrarre da cose a volte superflue. Si resta chiusi in un cerchio che esclude chiunque altro, fosse pure chi può dare un contributo importante al miglioramento della vita di tutti. Così per tenersi UNO si perde DIECI, CENTO, MILLE.

Rimane un disagio e si vorrebbe fare qualcosa ma nella fretta di togliersi il fastidio, a volte si liquida l’altra persona con qualcosa che invece di aiutarla o farle piacere ha l’effetto di uno schiaffo. Si interpreta male la frase “basta il pensiero”, che non significa offrire una cosa qualsiasi, tanto per fare ma che, pur avendo cercato sinceramente di donare ciò di cui l’altro ha bisogno, si è dovuto ripiegare su qualcosa in cui si riconosce comunque l’impegno, anche senza aver potuto compierlo fino in fondo. Per rendersi utili occorre “mettersi nei panni altrui” cercando di capire, mentre invece spesso si cerca di mettersi in evidenza e addirittura di sopraffare l’altro con la propria opinione, anziché offrire un reale contributo. Si insiste oltre misura e ci si offende se la controparte rifiuta di adeguarsi a ciò che non le piace.

 

Piazza Prato della Valle a Padova con statue di tanti personaggi illustri del passato

 

Se si ha quella che si ritiene una buona proposta, va argomentata e discussa tenendo conto del carattere, del vissuto, delle esigenze altrui, spesso diversissime dalle proprie. Per fare questo occorre usare le parole giuste, che la fretta e le eccessive semplificazioni allontanano. Le parole definiscono la realtà e i modi. Sono preziosi strumenti che richiedono un continuo affinamento.

Rendersi utili è cosa tutt’altro che semplice: lo si può fare con beni materiali e denaro, che per chi li ha è il modo meno impegnativo, oppure condividendo dei saperi o ancora introducendo in una cerchia di persone adatte a far compiere un progresso privato o lavorativo. Cambiare cerchia è un’impresa molto difficile, perché si tende ad aggregarsi fra chi la pensa all’incirca in modo simile e far passare qualcosa o qualcuno di nuovo in un ambiente diverso richiede fantasia, costanza e fortuna, tanto più se si è avanti con l’età. Se poi si è soli, è competenza del settore miracoli.

D’altra parte ci sono persone che si adoperano per essere utili nel modo giusto ma vengono respinte o ignorate da chi, avendo poca reale autostima, sente ogni proposta altrui come una dichiarazione della propria incapacità. La vera autostima, ovvero il solido mondo interiore, è quella che deriva dall’avere realizzato le più profonde aspirazioni, che spesso hanno ben poco rapporto con quanto conviene da un punto di vista economico o sociale e con la direzione della corrente. Sono pochi quelli che riescono a resistere ai condizionamenti, affrontando la riprovazione e l’esclusione per il solo fatto di avere fatto scelte autonome e inconsuete. In tanti cedono alle pressioni ma coltivano il rancore provocato dall’insoddisfazione di avere mancato verso se stessi. La meschinità avvelena l’animo e spinge a bloccare gli slanci, le buone idee, il procedere spedito dei progetti di coloro con cui hanno a che fare.

Ci si può rendere utili dunque anche semplicemente incoraggiando chi lo merita, ricordandosi di lei o lui che sia, anche se non appartiene alla propria cerchia, perché proprio chi si distingue in meglio dagli altri è in realtà il meno accettato, perché è “meno uguale”.

 

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