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Sciopero alla rovescia

by in Arte e cultura

 

Nella città di Partinico, vicino a Palermo, nel 1952 aveva scelto di vivere Danilo Dolci originario di Sesana, un tempo in provincia di Trieste e adesso in Slovenia. Il sociologo, poeta, educatore e attivista della nonviolenza voleva combattere sul posto lo sfruttamento dei lavoratori, la mafia, la disoccupazione, l’analfabetismo, le disparità sociali, l’incuria dello Stato. Aveva dato vita a varie manifestazioni di protesta, ma la più celebre e originale fra queste era stata, il 30 gennaio 1956 lo Sciopero alla Rovescia da parte di centinaia di disoccupati. L’idea, messa già in atto in Italia fin dal dopoguerra era che se gli operai protestano astenendosi dal lavoro, i disoccupati possono farlo lavorando gratuitamente a qualcosa che non viene eseguito da chi dovrebbe. In quel caso si trattava di una strada comunale abbandonata, la Trazzera vecchia.

La costituzione italiana, all’articolo 4 dice “La repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società”.

 

 

Ma chi compie azioni meritevoli e si dedica al bene comune, invece di gratitudine può trovare ostilità, perché ciò che fa è sentito spesso come una lesione dell’orgoglio di chi è colto in fallo nella sua negligenza o errore. Nel caso dello Stato o di un Ente pubblico, senza permesso ufficiale non si può intervenire su quanto si trova sotto la loro giurisdizione, altrimenti si viola la legge e si va incontro a punizioni. Questo era successo appunto a Danilo Dolci e ad alcuni suoi collaboratori, che erano stati arrestati per occupazione di suolo pubblico, istigazione alla violazione delle leggi e resistenza a pubblico ufficiale. Ne era seguito così un processo celebre, dato che il grande sociologo aveva il sostegno di noti intellettuali e artisti. Pur essendo difeso dal giurista Calamandrei era stato comunque condannato a cinquanta giorni di carcere, ottenendo però il risultato di attirare l’attenzione sulle necessità degli sfruttati, sulle ingiustizie e sull’incuria delle istituzioni.

Oltre alle tante attività per sanare le ingiuste condizioni di vita di tanta gente, nel febbraio 1973 grazie all’incessante lavoro, studio e coinvolgimento degli abitanti della zona da parte di Danilo Dolci, era stata iniziata una diga sul fiume Jato, completata in cinque anni, per l’irrigazione di terreni fino ad allora improduttivi, migliorando la situazione dei contadini ed emancipandoli dal dominio mafioso. In ogni sua azione Danilo Dolci aveva praticato la non violenza e aveva impiegato il metodo maieutico di Socrate, promuovendo la partecipazione e il confronto delle idee di tutti, in modo che ciascuno si sentisse coinvolto nei progetti di interesse comune. L’istruzione e l’educazione erano stati strumenti trattati da lui con la massima importanza e si era attivato per diffonderli fino alla morte nel 1997.