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Sguardo nuovo per fare cose nuove

by in Arte e cultura, Umanità

Il Giardino della Valle a primavera

 

Negli anni cinquanta del novecento la spazzatura prodotta dalle famiglie era molto più ridotta di adesso ma nei paesi, dopo aver bruciato la carta nella stufa, aver dato gli avanzi di frutta e verdura agli animali del pollaio, reso le bottiglie di vetro alle ditte per recuperare la cauzione, il resto si gettava nei fiumi, nei laghi, nei mari. Sembra incredibile che da parte di persone educate e civili un simile comportamento, facesse parte delle abitudini e che i comuni non provvedessero. Proprio vicino al favoloso albergo Villa d’Este di Cernobbio (CO), dove alloggiavano i divi di Hollywood in visita in Italia, sfociava uno dei tanti torrenti, che nei periodi di magra puzzavano e lasciavano in evidenza quanto erano costretti a trascinare con sé. Col passare dei decenni, però, grazie alle persone più sensibili all’ambiente e al bene comune, la parola ecologia si era fatta conoscere e a molti era apparsa evidente l’offesa alla natura di cui fino ad allora era mancata una vera consapevolezza. Man mano che i documentari e i libri, i film e le fotografie hanno fatto conoscere in un modo nuovo gli animali e le piante, l’acqua e la terra, il rispetto per loro si è fatto più concreto.

Pupa Frati, che abitava nei paraggi, stanca di vedere il torrente Garrovo così malridotto, aveva deciso di intervenire per cambiare le cose e, chiesti i permessi al Comune, l’aveva dapprima ripulito, per poi risarcirlo del passato adagiando nel suo ampio letto pietroso la terra adatta ad un giardino, dove nel mezzo lui avrebbe continuato a scorrere. Aiutata dalle amiche e a spese sue, aveva messo a dimora alberi, arbusti e fiori, fino a renderlo uno spazio molto diverso tanto da quello privato che da quello pubblico.

 

 

Quando ci si entra sembra di mettere piede in un racconto di giardino anziché in uno vero. Nonostante si veda che nella scelta, nella disposizione e nella cura delle piante ci sia la mano umana, manca felicemente quel senso di dominio che si coglie anche nei giardini meglio riusciti. Le piante fitte intorno a stretti sentieri alimentano la fantasia di trovarsi in un luogo selvaggio e misterioso, in cui può accadere l’inaspettato, come era successo al torrente. Lì dove l’acqua aveva seguito per secoli il percorso più adeguato per raggiungere il lago, serpeggiando nello spazio tutto suo fra i terreni rivendicati dall’uomo, si era concentrato lo spirito libero e avventuroso, potenziato dalla trasformazione, rara e perfettamente riuscita. Qui si possono portare, per assorbirne i benefici effetti, gli infelici che hanno bisogno di sporcare e danneggiare quanto hanno intorno, per sentirsene su un uguale livello anziché più in basso. In estate staranno al fresco sotto i gelsi da carta ormai grandissimi perché rapidi nel crescere e abili nel trarre vantaggio dalle buone condizioni insieme ai bagolari, che non si sono fatti pregare per espandere il loro tetto di rami. Le palme cinesi, che danno un tocco di esotismo hanno potuto contare sugli uccelli e gli altri piccoli animali piluccatori degli acini viola dei loro enormi grappoli nei giardini vicini. Le robinie sono certo arrivate in autonomia coi semi portati dal vento attaccati ai baccelli leggeri e gli oleandri, con la miriade di minuscoli semi piumati che spumeggiano in inverno fra le lunghe e sottili valve aperte dei loro frutti, sono riusciti ad assicurarsi il posto con altrettanta facilità. Una miriade di altre piante è stata portata da mani che traggono piacere dalla cura operosa. C’è qualche scultura di legno, panchine per sedersi a pensare, osservare, forse anche a leggere uno dei libri presi dall’armadietto dedicato allo scambio gratuito.

La libertà e la generosità del giardino e delle persone che se ne prendono cura, ispireranno forse un modo migliore dello sporcare e rompere, per sentirsi adeguati ai luoghi.

 

 

Pupa Frati adesso non c’è più, ma per conoscere le attività che si svolgono nel giardino c’è un sito. L’ingresso è sempre libero