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Diminuire la violenza sulle donne

by in Umanità

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La violenza è l’arma primitiva di un istinto non educato. Gelosia, invidia, desiderio di possesso e di dominio che ricorrono alla violenza sono istintivi, così come lo sono la paura, l’odio e l’amore. Sull’istinto è difficile agire direttamente, a meno di usare il suo stesso linguaggio: la suggestione. Affrontarlo con la ragione è tempo perso. Ci si può arrivare con l’educazione, esercitata con pazienza e perseveranza, oltre che con modalità capaci di impressionare.

La funzione antichissima dell’istinto, radicata negli esseri viventi in cui si è formata con l’esperienza del mondo fin dalle sue lontane origini, permette di rispondere istantaneamente agli stimoli. In molti casi è utile e addirittura indispensabile. L’essere umano, però, ha sviluppato la coscienza per “aggiornare” l’istinto e permettergli di affrontare in modo più adeguato situazioni nuove. L’antico ed il moderno usano linguaggi diversi, dunque comprendono in modo diverso ed in modo diverso reagiscono.

Gli odori, i sapori, i gesti, la vista, il tatto, la mimica, i suoni, le suggestioni parlano prima di tutto agli istinti. Per questo il teatro, la musica, le canzoni, l’arte, i sentimenti in tutte le manifestazioni piacciono e toccano profondamente. Le spiegazioni, le misure, il calcolo, le classificazioni, i dettagli, i giudizi sono, invece, la specialità della ragione.

Possono dialogare, però, imparando l’uno dall’altro. Si educano reciprocamente, per poter rispondere al meglio ad ogni aspetto della vita, che è impegnativa e difficile in ogni epoca ed in ogni luogo.

Imparare, però, è cosa che prende tempo e richiede dedizione.

Quando si fanno ragionamenti sensati ad una persona momentaneamente non dominata dagli istinti, questa si può trovare d’accordo e promettere sinceramente di emendarsi. Se, però, c’è scarso dialogo fra ragione e istinto, i buoni propositi non passano dall’una all’altro e, alla prima occasione, verranno disattesi. Per questo è indispensabile tanto per i violenti quanto per chi li subisce, prendere maggiore consapevolezza di sé per evitare di cadere nelle reciproche trappole.

Conoscere se stessi attraverso la natura è un buon modo per arrivare con dolcezza e gradualità ad attenuare la propria perdita di controllo. Ci si può arrivare per molte strade, purché siano riconoscibili dalla parte più profonda e antica di noi, quella che ci spinge alle azioni. Solo chi è già molto consapevole sa far arrivare le argomentazioni della ragione fino all’istinto, facendogli assimilare nuovi modi di agire.

Anche nella difesa immediata in caso di aggressione occorre saper usare i modi giusti per deviarla. Si può riuscire con comportamenti che sorprendono e dunque disarmano momentaneamente il violento. C’è chi lo sa fare per carattere, ma la maggior parte delle persone lo deve imparare.

I libri di Milton Erikson sono utili. Ancora di più lo sono quelli di Giorgio Nardone e dei suoi colleghi che utilizzano la psicologia strategica. Alejandro Jodorowski con la sua psico-magia è altrettanto interessante, così come lo è Augusto Boal col suo teatro dell’oppresso. Parlo di loro nella sezione arte e cultura.

Imparare a gestire la propria debolezza aiuta ad elevare la qualità della vita.

 Sull’argomento vedi anche L’albero della conoscenza