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Mandorli di Massa d’Albe (AQ)

by in Italia inconsueta, Piante, giardini, parchi

 

A ottocento metri di altitudine è nei giorni vicini all’equinozio che sbocciano il bianco e il rosa dei fiori di mandorlo sulle tante piante a Massa d’Albe, in Abruzzo. Quando tutti gli altri alberi ancora non danno segno di risveglio, sono i primi ad aprire i cinque petali che distinguono la numerosa famiglia delle rose selvatiche a cui appartengono meli e peri, ciliegi e albicocchi, peschi e biancospini, sorbi e susini, cotogni e nespoli. Sono gli unici fra i parenti a non avere polpa intorno al legno che protegge il seme. Sono anche i soli ad essere stati velenosi, oltre che amari, prima che gli umani li addomesticassero, selezionando per secoli quelli più adatti a maturare buon cibo. I semi che danno un olio dolcissimo non nel sapore ma nell’effetto sulla pelle, in parte vengono coltivati anche nella varietà amara che, pur essendo tossica, in dosi modeste è innocua e dà distinzione al sapore dei dolci. Ma quando se ne vedono le fioriture delicate è la loro bellezza a nutrirci, senza che pensiamo a quanto somigli a una mandorla nelle profondità del nostro cervello, ciò che ci fa provare quell’emozione. E’ un nucleo tanto prezioso e antico da meritare che il suo nome venisse tradotto nel latino amigdala, seme primordiale di quando vivevamo sugli alberi, che ci fa reagire all’istante agli odori e alle sensazioni. Ed è tale l’abitudine ai confetti per le nozze e i battesimi, da non notare che alludono all’organo femminile a forma di mandorla, da cui passa la vita.

 

 

Dopo l’equinozio d’autunno, con le pertiche si percuotono i rami per far cadere i frutti avvolti nel mallo verde, come in un rito religioso antico degli abitanti di Alba Fucens, poco più in alto, dove rimangono i resti della città romana. Alla cristianità appartiene il calore dei gusci rotti che nelle veglie natalizie bruciavano insieme al legno degli alberi sradicati, e il rosone gotico di marmo della chiesetta di san Nicola. E’ moderno, invece, il riconoscimento che ancora troppo pochi danno alla sapienza degli alberi che con le radici profonde, sui terreni poveri e pietrosi dei campi sotto il monte Velino, riescono a trovare l’acqua sfuggente e a fiorire, nonostante tutto.

La successione delle fioriture durante l’anno le trovate qui   e qui   e  qui    e qui

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